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133ª ASSEMBLEA DEI PRESIDENTI DELLE CAMERE DI COMMERCIO

CONSIGLIO GENERALE DI UNIONCAMERE

 

Unioncamere, aumenta la ricchezza prodotta dagli italiani: +570 euro a persona rispetto al 2010

A Milano l’incremento sarà di 1.360. Imperia, Grosseto e Pesaro Urbino restano ferme

 

 

Roma 8 giugno 2011 –

Quest’anno ogni italiano produrrà mediamente 23.500 euro di valore aggiunto, che, al lordo dell’inflazione, significa 570 euro in più rispetto al 2010. La crescita, però, non sarà uniforme: Milano raggiungerà quota 35mila, aumentando la ricchezza prodotta dai cittadini di 1.360 euro. A tallonarla, Bologna e Belluno, destinate a crescere di oltre mille euro rispetto all’anno scorso. Sul fronte opposto, Imperia, Grosseto e Pesaro Urbino non registreranno alcun aumento del valore aggiunto procapite. Alla fine del 2011, quindi, Milano si confermerà alla vetta della classifica nazionale. Fanalino di coda resterà invece Crotone.

Questa la fotografia delle province italiane presentata nell’ambito della 133ª Assemblea dei presidenti delle Camere di commercio – Consiglio generale di Unioncamere, in corso oggi a Roma. Al centro del dibattito e della riflessione, le diverse velocità delle province italiane dall’unificazione ad oggi.

 

“I dati di oggi segnalano che l’Italia sta ripartendo, anche se permangono notevoli divari territoriali”, ha detto il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Perché il sistema Paese riprenda pienamente il suo percorso di crescita, è indispensabile facilitare la vita delle imprese. Con questa convinzione le Camere di commercio hanno investito nella semplificazione amministrativa. Ma c’è ancora molto da fare, a cominciare dal pieno decollo dello Sportello unico per le attività produttive. Allo stesso modo, bisogna confermare il principio dell’obbligatorietà della mediazione civile, sancito dalla recente riforma. Le imprese, però”, ha aggiunto Dardanello, “crescono quando il territorio in cui operano si arricchisce di nuove infrastrutture, materiali e immateriali. Con un obiettivo: avvicinare gli operatori economici ai mercati. Nonostante un fisco che pesa il doppio sulle nostre aziende esportatrici, siamo il primo paese del Vecchio continente, dopo la Germania, per presenza sui mercati extra-europei; il primo, dopo la Cina, per quantità esportata nei paesi emergenti. Sono segnali chiari di un sistema fortemente competitivo. Tuttavia solo il 5% delle imprese che esportano lo fa in modo stabile. E’ prioritario ampliare questo universo”.

 

2011: Milano, Bologna, Bolzano regine

Le diverse velocità delle province non riusciranno nemmeno quest’anno a modificare nella sostanza il forte divario che esiste tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Considerando pari a 100 il valore aggiunto per abitante previsto a livello nazionale per il 2011, il Nord-Ovest registrerà 120,2, il Nord-Est, 119, il Centro 111,7, il Mezzogiorno soltanto il 67,1. L’Italia, insomma, resterà fortemente divisa in due, con tutte le province del Meridione (a cominciare da Chieti, 68esima) destinate ad occupare le posizioni finali della graduatoria per ricchezza prodotta dagli abitanti.

In valore assoluto, il divario risulta davvero consistente: la ricchezza per abitante prodotta a Milano sarà nel 2011 pari a 35mila euro a prezzi correnti (ossia, al lordo dell’inflazione); a Crotone di soli 13.200 euro. Tra i due gruppi di testa e di coda, molti i segni di dinamicità. Oltre alle “ricche” e più “veloci” Milano e Bologna (ai vertici della classifica anche se si considera la differenza del valore aggiunto procapite tra il 2010 e il 2011), è il caso di Belluno, dove quest’anno la ricchezza prodotta dai cittadini sarà superiore di circa mille euro rispetto al 2011. C’è poi un consistente gruppo di province del Centro-Nord (prima di queste Torino), in cui la differenza dell’indicatore sarà superiore agli 800 euro. Due, invece, le (sole) buone performance meridionali: quella di Chieti (dove l’incremento sarà di 640 euro) e quella di Bari, che, con 570 euro, si posiziona esattamente in linea con la media nazionale. Nel complesso, comunque, sono 32 le province che si allineano o superano la media nazionale della differenza del valore aggiunto procapite. In tutti gli altri casi, invece, l’incremento (laddove sussiste) è inferiore. In coda alla classifica della dinamica, quindi, si incontrano Imperia, Grosseto e Pesaro e Urbino (il cui incremento è nullo), quindi Asti, Rimini, Salerno, Agrigento, Lecce, Nuoro e Caserta, in cui la differenza tra un anno all’altro è inferiore ai 100 euro.

 

Graduatoria in ordine decrescente delle province italiane in base al valore aggiunto per abitante previsto nel 2011 e confronto con il 2010 (In migliaia di euro a valori correnti per il 2011 e in euro per la differenza rispetto al 2010)

 

Posizione in graduatoria nel 2011

Province

Previsioni val. agg. procapite 2011 (migliaia di euro)

n.i. Italia=100

Differenza rispetto al val. agg. procapite 2010 (in euro*)

1

)

Milano

35,0

148,7

1.360

)

Bologna

31,6

134,3

1.140

3

)

Bolzano/Bozen

31,3

133,2

610

4

)

Roma

30,5

129,6

630

5

)

Modena

30,0

127,4

810

6

)

Trieste

29,6

125,8

820

7

)

Firenze

29,1

123,8

880

8

)

Parma

28,9

122,7

840

9

)

Mantova

28,7

122,1

410

10

)

Trento

28,3

120,3

700

11

)

Bergamo

28,3

120,3

230

12

)

Belluno

28,3

120,3

1.010

13

)

Vicenza

28,3

120,2

710

14

)

Venezia

27,8

118,2

780

15

)

Verona

27,8

118,1

660

16

)

Valle d'Aosta

27,6

117,4

590

17

)

Forlì-Cesena

27,6

117,3

310

18

)

Sondrio

27,5

117,1

120

19

)

Padova

27,5

116,9

870

20

)

Brescia

27,5

116,8

530

21

)

Reggio Emilia

27,3

116,3

880

22

)

Piacenza

26,9

114,4

370

23

)

Cuneo

26,9

114,3

130

24

)

Treviso

26,6

113,0

770

25

)

Varese

26,6

113,0

520

26

)

Lecco

26,4

112,1

680

27

)

Rimini

26,3

111,8

30

28

)

Pordenone

26,3

111,8

880

29

)

Ancona

26,2

111,5

250

30

)

Udine

26,1

111,2

610

31

)

Torino

26,1

111,1

890

32

)

Prato

26,1

111,0

710

33

)

Genova

26,1

111,0

820

34

)

Siena

26,1

111,0

470

35

)

Ravenna

26,0

110,8

570

36

)

Vercelli

25,9

110,0

370

37

)

Lucca

25,8

109,7

160

38

)

Pisa

25,7

109,4

580

39

)

Biella

25,7

109,2

820

Posizione in graduatoria nel 2011

Province

Previsioni val. agg. procapite 2011 (migliaia di euro)

n.i. Italia=100

Differenza rispetto al val. agg. procapite 2010 (in euro*)

40

)

Cremona

25,5

108,5

430

41

)

Rovigo

25,5

108,5

380

42

)

Novara

25,4

108,0

320

43

)

Como

24,9

105,9

560

44

)

Ferrara

24,7

104,9

880

45

)

Alessandria

24,7

104,9

320

46

)

Arezzo

24,6

104,8

300

47

)

Gorizia

24,5

104,4

810

48

)

Livorno

24,5

104,3

680

49

)

Savona

24,5

104,2

510

50

)

Pavia

23,9

101,7

350

51

)

La Spezia

23,6

100,4

540

52

)

Pesaro e Urbino

23,4

99,7

0

53

)

Lodi

23,3

99,3

230

54

)

Pistoia

23,2

98,6

430

55

)

Grosseto

23,0

97,6

0

56

)

Asti

22,9

97,3

10

57

)

Macerata

22,6

96,1

160

58

)

Imperia

22,3

94,8

0

59

)

Ascoli Piceno

22,0

93,5

560

60

)

Perugia

22,0

93,5

410

61

)

Frosinone

21,9

93,2

490

62

)

Verbano-Cusio-Ossola

21,4

91,1

710

63

)

Massa-Carrara

21,1

89,8

320

64

)

Terni

20,9

89,1

500

65

)

Latina

20,6

87,5

370

66

)

Viterbo

20,5

87,2

140

67

)

Rieti

19,7

83,7

170

68

)

Chieti

19,4

82,5

640

69

)

L'Aquila

19,0

80,9

470

70

)

Pescara

18,9

80,3

330

71

)

Campobasso

18,8

80,1

410

72

)

Cagliari

18,8

80,0

560

73

)

Teramo

18,3

77,9

300

74

)

Potenza

18,1

76,8

530

75

)

Sassari

17,9

76,3

160

76

)

Isernia

17,9

76,1

520

77

)

Matera

17,2

73,4

360

78

)

Catanzaro

17,2

73,1

290

79

)

Bari

16,4

69,8

570

80

)

Messina

16,3

69,3

550

81

)

Oristano

16,2

69,1

250

82

)

Nuoro

16,1

68,6

80

83

)

Siracusa

16,1

68,4

410

84

)

Palermo

15,9

67,5

360

85

)

Salerno

15,8

67,2

50

86

)

Ragusa

15,6

66,5

370

87

)

Avellino

15,6

66,3

290

88

)

Cosenza

15,5

66,1

300

89

)

Taranto

15,3

65,1

290

90

)

Catania

15,2

64,8

370

91

)

Caltanissetta

15,1

64,4

470

92

)

Benevento

15,1

64,1

330

93

)

Reggio di Calabria

15,1

64,1

450

94

)

Napoli

14,8

63,1

500

95

)

Brindisi

14,7

62,5

410

96

)

Trapani

14,6

62,2

380

97

)

Lecce

14,5

61,8

80

98

)

Vibo Valentia

14,4

61,1

460

99

)

Enna

14,1

60,1

270

100

)

Foggia

14,1

60,0

200

101

)

Agrigento

13,6

57,8

80

102

)

Caserta

13,5

57,2

120

103

)

Crotone

13,2

56,2

410

 

 

Nord Ovest

28,3

120,2

730

 

Nord Est

28,0

119,0

740

 

Centro

26,2

111,7

500

 

Sud e Isole

15,8

67,1

360

 

 

Italia

23,5

100,0

570

(*) Dati arrotondati alle decine. Il numero totale delle province e, di conseguenza, i loro confini amministrativi sono quelli in vigore fino al 2001.

Fonte: Unioncamere - Prometeia, Scenari di sviluppo delle economie locali italiane

 

 

Il volano delle esportazioni

Ciò che quest’anno farà la differenza in termini di crescita del valore aggiunto in molte province italiane è l’export e la più o meno marcata propensione dei diversi territori alle vendite sui mercati internazionali. Nella classifica delle prime 30 province per aumento previsto dell’incidenza dell’export sul valore aggiunto totale, realizzata da Unioncamere, si incontrano così Prato (7,5 punti percentuali in più), Gorizia (4,3), Pordenone e Como (entrambe 4,0 punti in più). In alcune di queste realtà territoriali più dinamiche, inoltre, nel 2011 oltre la metà del valore aggiunto prodotto sarà determinato proprio dalle vendite estere. E’ il caso di Vicenza (55,7%), di Gorizia (52,5%) e di Reggio Emilia (51,8%).

 

Le prime 30 province italiane per crescita prevista dell'incidenza dell'export sul valore aggiunto nel 2011(*)

 

Posizione in graduatoria

Province

% export su valore aggiunto prevista nel 2011

punti percentuali in più rispetto al 2009-2010

1

)

Prato

39,8

7,5

2

)

Gorizia

52,5

4,3

3

)

Pordenone

42,1

4,0

4

)

Como

34,8

4,0

5

)

Pistoia

22,3

3,8

6

)

Modena

47,7

3,8

7

)

Vicenza

55,7

3,5

8

)

Isernia

13,9

3,3

9

)

Lucca

34,7

3,2

10

)

Siena

18,3

3,1

11

)

Biella

31,3

2,9

12

)

Massa-Carrara

33,1

2,9

13

)

Venezia

18,6

2,8

14

)

Lecco

37,6

2,7

15

)

L'Aquila

14,8

2,5

16

)

Bergamo

38,7

2,4

17

)

Ancona

27,0

2,4

18

)

Latina

28,5

2,2

19

)

Ferrara

23,8

2,2

20

)

Firenze

27,8

2,2

21

)

Avellino

14,9

2,1

22

)

Forlì-Cesena

24,6

2,0

23

)

Bologna

33,1

2,0

24

)

Treviso

43,7

2,0

25

)

Pisa

25,6

2,0

26

)

Milano

31,9

1,9

27

)

Torino

29,4

1,7

28

)

Teramo

18,7

1,7

29

)

Verbano-Cusio-Ossola

16,6

1,7

30

)

Reggio Emilia

51,8

1,7

 

 

 

 

Italia

24,5

1,2

(*) Sono considerate solo le province con un'incidenza superiore al 10%

Fonte: Unioncamere - Prometeia, Scenari di sviluppo delle economie locali italiane

 

150 anni di geografia economica italiana

Quando, nel 1861, l'Italia fu unita sotto il neonato Regno, Nord e Mezzogiorno condividevano un tenore vita non poi molto dissimile. Il valore aggiunto medio per abitante era pari a 326 lire, la provincia più ricca era Livorno (con 428 lire per abitante) e la più povera quella di Capitanata (corrispondente grosso modo all’attuale Foggia, 245 lire). All'epoca lavorava - per necessità - il 60% della popolazione (bambini e anziani compresi), nel 60% dei casi sui campi agricoli; si mangiavano non più di 6 km di carne l'anno a persona; si abitava almeno in 7 in una casa; si moriva mediamente a 33 anni, gli uomini non superavano il metro e 62 di altezza e a scuola andavano in pochi, tanto che il 68% degli italiani era analfabeta.

Qualcosa succede, sotto il profilo del divario tra le due aree del Paese, alcuni decenni dopo. Le statistiche consentono di dare una data al momento in cui il divario fra i livelli di reddito prodotto diventa massimo e comincia a stabilizzarsi. Si tratta del 1951, quando la forbice calcolata sul valore aggiunto pro-capite si fissa sui 52,5 punti percentuali tra le due aree.

1861: Livorno la più ricca

Livorno, nel 1861, era la provincia più ricca, con Milano a tallonarla. Seguivano poi Parma e Torino. La Napoli borbonica era la più prosperosa delle terre del Sud annesse al giovane regno: i suoi abitanti avevano un reddito del 2,1% superiore alla media nazionale (23esima nella classifica per valore aggiunto procapite) e anche a Palermo e Bari (41esima e 44esima) la ricchezza dei cittadini non era di molto sotto la media.

 

1871: Napoli comincia a impoverirsi. Salerno brilla

Quando Roma, nel 1871, entrò a far parte dell'Italia unita, la sua popolazione aveva un reddito ragionevolmente alto rispetto alla media: 26esima nella classifica nazionale, è distante dalla prima (sempre Livorno) e dalla seconda (sempre Milano) di sole 59 lire. I fasti di Napoli, però, cominciano a decadere: l'ex capitale dei Borboni scende al 41° posto e lo stesso decalage subisce Palermo (56esima). Da record (mai più superata in seguito da nessun’altra provincia meridionale) la condizione di Salerno, salita addirittura al terzo posto della classifica nazionale, con un valore aggiunto procapite del 16,7% superiore alla media.

 

1931 Il Sud si allontana

Continua ad acuirsi il divario Nord-Sud che aveva già mostrato i suoi primi segnali all'inizio del secolo. Nel 1931, mediamente, al Centro-Nord il valore aggiunto per abitante sfiora le 3.600 lire, mentre al Sud non arriva alle 2.400. Ciò significa che, posta la media Italia a 100, il Centro Nord arriva a 113,1 mentre il Mezzogiorno si ferma a 74,5. Trieste ha preso nel frattempo il posto di Livorno come provincia leader, precedendo sempre Milano ai vertici della classifica. Napoli (che dopo la parentesi di Salerno nel 1871 è tornata a essere la più dinamica tra le province del Sud) è scesa nel frattempo al 51esimo posto, Palermo al 61esimo.

 

1951 L’Italia “si divide”

Nell’immediato dopoguerra, la “frattura” dell’Italia raggiunge il suo punto massimo. Nel 1951, infatti, se il valore aggiunto pro capite medio era pari a poco più di 240mila lire, il Centro Nord saliva a quota 287mila, il Mezzogiorno a soli 161mila. La differenza è insomma pari ad oltre il 50% e la forbice si allarga, con Torino (563mila) e Milano (540mila) in vetta alla classifica, Potenza (102mila) e Avellino (92.500) alla sua fine.

 

1961: Taranto (45esima) è la prima del Mezzogiorno

Scenario ancora diverso – e peggiorativo per il Mezzogiorno – nel 1961. La differenza tra Centro-Nord e Mezzogiorno arriva a 52,3 punti percentuali. Taranto è la prima provincia del Mezzogiorno nella graduatoria nazionale, Siracusa è 50esima, Napoli è 62esima, Palermo 69esima. In vetta, Milano supera Torino, raggiungendo il primo posto della classifica che da questo momento in poi lascerà solo episodicamente. Il suo indicatore di valore aggiunto procapite è straordinariamente alto: con Italia pari a 100, Milano segna 174,5.

 

Occupazione: si irrobustisce la richiesta di personale. Il Sud torna ad assumere

Segnali di miglioramento sul fronte dell’occupazione in Italia. Sono quasi 317mila le assunzioni che verranno effettuate dalle imprese italiane entro la fine di giugno. Di queste, 220mila avranno carattere non stagionale. Rispetto al secondo trimestre dello scorso anno, le assunzioni totali dovrebbero essere oltre 58mila in più e quelle non stagionali quasi 61mila.

A trainare la ripresa delle entrate dovrebbe essere soprattutto il settore dei servizi nel suo complesso (220mila le assunzioni totali previste, di cui oltre 135mila a carattere non stagionale), anche se all’incremento delle entrate nella logistica, nei servizi alle imprese e nell’informatica si contrappone una flessione del commercio al dettaglio e del turismo. In risalita le assunzioni anche nell’industria in senso stretto, che prevede di integrare entro fine giugno 52mila dipendenti, 43mila dei quali con contratto di lavoro “non stagionale”.

Riprendono vigore le assunzioni nel Mezzogiorno: sono poco meno di 100mila quelle previste nel II trimestre 2011, 18.580 in più del 2010. Sotto il profilo della dinamica, però, è il Nord-Ovest che mette a segno l’incremento maggiore rispetto allo scorso anno: le 78mila entrate, infatti, sono quasi 20mila in più di quanto previsto a fine giugno 2010. Bene, comunque, anche nel Nord-Est (quasi 83mila entrate, 15mila in più del 2010) e nel Centro (58mila assunzioni, 5.100 in più dell’anno scorso).

 

Ad assumere saranno soprattutto le imprese con meno di 10 dipendenti: 152mila le assunzioni previste (33mila in più del 2010), 111mila delle quali a carattere non stagionale. Elevata, inoltre, la richiesta proveniente dalle imprese con 10-49 dipendenti (quasi 67mila assunzioni, 37mila delle quali non stagionali) e da quelle con oltre 500 dipendenti (quasi 50mila le entrate previste, 38mila “non stagionali”).

 

Assunzioni totali e assunzioni non stagionali previste dalle imprese nel II trimestre 2011 per settore di attività, ripartizione territoriale e classe dimensionale.

II trimestre 2011

 

II trimestre 2010

 

Diff. I trim. 2011/Itrim. 2010

 

Assunzioni

di cui:
non stagionali

 

Assunzioni

di cui:
non stagionali

 

Assunzioni

di cui:
non stagionali

 

previste*

previste*

previste*

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TOTALE

316.800

219.500

258.370

158.780

58.430

60.720

 

 

INDUSTRIA

96.960

84.040

64.010

55.390

32.950

28.650

 

Industria in senso stretto

51.830

43.210

31.260

25.520

20.570

17.690

 

Public utilities (energia, gas, acqua, ambiente)

3.460

2.890

3.400

2.750

60

140

 

Costruzioni

41.670

37.950

29.350

27.120

12.320

10.830

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SERVIZI

219.840

135.460

194.350

103.380

25.490

32.080

 

 

RIPARTIZIONE TERRITORIALE

 

Nord Ovest

77.750

61.340

57.810

40.650

19.940

20.690

 

Nord Est

82.720

53.850

67.910

35.730

14.810

18.120

 

Centro

58.130

40.010

53.030

33.560

5.100

6.450

 

Sud e Isole

98.200

64.300

79.620

48.840

18.580

15.460

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CLASSE DIMENSIONALE

 

1-9 dipendenti

152.170

111.150

119.480

72.210

32.690

38.940

 

10-49 dipendenti

66.750

37.470

57.510

27.630

9.240

9.840

 

50-249 dipendenti

35.860

22.990

26.500

17.230

9.360

5.760

 

250-499 dipendenti

12.130

9.690

10.930

7.640

1.200

2.050

 

500 dipendenti e oltre

49.890

38.200

43.950

34.070

5.940

4.130

 

* Valori assoluti arrotondati alle decine. A causa di questi arrotondamenti, i totali possono non coincidere con la somma dei singoli valori.

Fonte: Unioncamere - Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior, 2011

 

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