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RAPPORTO- Unioncamere del 2011 PDF Stampa E-mail
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Dl sviluppo: giusta la strada della semplificazione

Dardanello: “Con la comunicazione unica ‘restituiti’ 1,5 miliardi di euro alle imprese”

 

Roma, 5 maggio 2011 – Con l’introduzione della comunicazione unica “negli ultimi dodici mesi abbiamo consentito al sistema produttivo di recuperare un miliardo e mezzo di euro sotto forma di tempo “restituito” dalla burocrazia alla vita operativa dell’impresa”. Lo ha detto oggi il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello nel corso del suo intervento in occasione della presentazione del Rapporto Unioncamere 2011, svoltasi oggi a Roma.

“Grazie all’accorpamento in un’unica procedura, completamente telematizzata, degli adempimenti verso Camere di commercio, Agenzia delle Entrate, Inps e Inail – ha spiegato Dardanello - abbiamo contribuito a far risparmiare alle imprese in media 6 giorni nell’iter necessario a costituire una nuova attività economica, un tempo prezioso che fino a ieri la burocrazia ‘divorava’ duplicando gli adempimenti. Quest’anno la messa a regime in modalità telematica dello Sportello unico per le attività produttive potrà fare ancora di più.”

“Le Camere di commercio sono le istituzioni del “fare” e ogni volta che sono state chiamate in causa, hanno sempre portato a casa il risultato. Quelli che abbiamo ottenuto e stiamo ottenendo sul fronte della semplificazione per le attività d’impresa – ha detto ancora il Presidente di Unioncamere - lo dimostrano ampiamente e per questo chiediamo al Governo di puntare ancora di più sulle Camere di commercio per realizzare quelle riforme di efficienza indispensabili che possono dare uno stimolo vero e tangibile al nostro sistema produttivo.”

 

9ª Giornata dell’Economia

Unioncamere: nel 2011 le imprese italiane scommettono sull’export (+6,5%) e sulle reti

Roma, 5 maggio 2011 –

Lombardia e Veneto. Sono le due regioni che quest’anno tireranno la volata dell’export made in Italy, vero driver dello sviluppo nazionale. Come mostra il Rapporto Unioncamere 2011, diffuso oggi in occasione della 9ª Giornata dell’Economia, mentre la spesa delle famiglie, frenata da timori di ulteriori rialzi nei prezzi e da un recupero ancora modesto del reddito disponibile, dovrebbe crescere dell’1,0% (come nel 2010) e gli investimenti rallentare di circa 0,3 punti percentuali rispetto all’anno scorso, portandosi al +2,2%, l’export dovrebbe aumentare del 6,5%, consentendo così al nostro Paese di chiudere il 2011 con una crescita del Pil dell’1,1%. Il Prodotto interno lordo dovrebbe registrare una variazione più consistente al Nord-Est e al Nord-Ovest (+1,4%, con Lombardia e Veneto a far da locomotiva ai primi posti della classifica) e decisamente meno significativa al Centro (+0,9%) e soprattutto al Mezzogiorno (+0,6%), con la Sardegna che dovrebbe chiudere l’anno con un modesto +0,3%.

A tirare la volata, con le variazioni più elevate delle esportazioni italiane, la chimica-farmaceutica e l’industria del metallo, mentre la meccanica fornirà il maggior contributo alla crescita complessiva delle vendite all’estero. Sono questi i settori – soprattutto la meccanica – che hanno adottato negli ultimi anni un profilo organizzativo nuovo, in grado di abbattere l’eventuale “deficit” di dimensione, facendo massa critica all’estero ed elevando la capacità di innovazione: quello della rete.

“Sono 13mila le Pmi manifatturiere che stanno scommettendo sulle opportunità del gioco di squadra e fanno già parte o hanno intenzione di inserirsi all’interno di una rete”, ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Ma perché le reti possano svilupparsi e raggiungere i mercati globali, c’è bisogno di favorire il loro raccordo con i centri di ricerca e con le università. Anche attraverso le reti si può disegnare un percorso di uscita del Mezzogiorno da quell’isolamento in cui continua, in gran parte, a restare ancora prigioniero. Un lavoro di raccordo, di supporto e di promozione che le Camere di commercio possono svolgere meglio di chiunque altro, perché su questo ruolo si costruisce la loro identità di rete delle reti”.

Lombardia e Veneto locomotive d’Italia

Lombardia, Veneto (1,6% entrambe), Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna (1,3% entrambe) e Trentino Alto Adige (1,2%), dovrebbero registrare nel 2011 uno sviluppo del PIL superiore alla media nazionale (+1,1%). Le regioni che cresceranno meno sono tutte nel Mezzogiorno: Sardegna (0,3%), Campania e Molise (0,5% entrambe).

Scenario di previsione 2011 per il PIL delle regioni italiane

Tassi di var. % su valori concatenati (anno di riferimento 2000)

 

2011

Piemonte

0,9

Valle d'Aosta

0,8

Lombardia

1,6

Trentino Alto Adige

1,2

Veneto

1,6

Friuli Venezia Giulia

1,3

Liguria

0,7

Emilia Romagna

1,3

Toscana

0,8

Umbria

0,9

Marche

0,8

Lazio

0,9

Abruzzo

1,0

Molise

0,5

Campania

0,5

Puglia

0,7

Basilicata

0,6

Calabria

0,7

Sicilia

0,8

Sardegna

0,3

 

Nord-Ovest

1,4

Nord-Est

1,4

Centro

0,9

Mezzogiorno

0,6

 

Italia

1,1

Fonte: Unioncamere-Prometeia, Scenari di sviluppo delle economie locali italiane 2011 (aprile 2011)

 

L’andamento migliore delle regioni settentrionali nel 2011 risulta favorito non solo dall’export ma anche dalla spesa per consumi delle famiglie e dagli investimenti, evidenziando entrambi un incremento superiore alla media nazionale.

 

Scenario di previsione 2011 per la spesa per consumi delle famiglie, gli investimenti fissi lordi e le esportazioni di beni verso l’estero delle regioni italiane

Tassi di var. % su valori concatenati (anno di riferimento 2000)

 

Consumi delle famiglie

Investimenti fissi lordi

Esportazioni di beni

Piemonte

1,4

1,9

5,1

Valle d'Aosta

1,4

1,7

2,0

Lombardia

1,5

2,7

7,4

Trentino Alto Adige

1,1

2,8

3,8

Veneto

1,4

3,0

7,0

Friuli Venezia Giulia

1,1

2,2

5,9

Liguria

0,9

1,4

6,0

Emilia Romagna

0,9

2,8

6,5

Toscana

1,1

2,0

6,9

Umbria

1,0

2,6

6,6

Marche

1,1

2,6

6,5

Lazio

1,0

1,9

6,8

Abruzzo

0,7

2,3

5,5

Molise

0,6

1,2

7,6

Campania

0,4

1,0

5,8

Puglia

0,3

1,5

7,1

Basilicata

0,2

1,1

5,4

Calabria

0,4

2,0

6,9

Sicilia

0,4

1,6

4,2

Sardegna

0,4

1,3

4,0

Nord Ovest

1,4

2,4

6,7

Nord Est

1,2

2,8

6,5

Centro

1,0

2,1

6,8

Mezzogiorno

0,4

1,5

5,4

Italia

1,0

2,2

6,5

Fonte: Unioncamere-Prometeia, Scenari di sviluppo delle economie locali italiane 2011 (aprile 2011)

 

Industria: chimica-farmaceutica, metalli e metalmeccanica leader

Per i prossimi tre anni si prospetta una crescita dell’export più sostenuta per il comparto della chimica e della farmaceutica e per i prodotti in metallo. In particolare, nei prodotti in metallo l’export italiano riceve un impulso dalla dinamicità della domanda del principale mercato di destinazione, ossia i Paesi avanzati dell’Europa occidentale. Il maggiore contributo alla crescita delle esportazioni dovrebbe provenire, invece, dalla meccanica, comparto di punta del sistema produttivo italiano e in cui le imprese hanno evidenziato una maggiore capacità di penetrazione nei mercati più lontani.

Nel biennio 2011-2012, nel Nord-Ovest il sistema moda, la lavorazione dei minerali non metalliferi e la meccanica dovrebbero registrare una crescita delle vendite all’estero meno intensa di quella media prevista, mentre il Nord-Est evidenzia una dinamica più lenta di quella italiana nel settore alimentare. Nel Centro le esportazioni cresceranno meno di quanto è previsto per l’Italia nella chimica-farmaceutica e nel settore dei prodotti in metallo, mentre i settori che sembrano più vivaci sono la lavorazione dei minerali non metalliferi e l’alimentare, comparti che, tuttavia, incidono relativamente poco sul totale delle esportazioni dell’area. Il settore dei prodotti in metallo e il tessile-abbigliamento sono infine gli unici comparti in cui l’export del Mezzogiorno dovrebbe aumentare più di quello nazionale.

 

La dinamica delle esportazioni verso l’estero di beni, per settore e ripartizione

Variazioni percentuali calcolate su valori reali Media anni 2011-2012

Nord Ovest

Media 2011-2012

Industria in senso stretto, di cui:

6,6

- Alimentari e tabacco

6,1

- Tessili, abbigliamento, cuoio e calzature

3,7

- Chimiche e farmaceutiche

13,3

- Minerali non metalliferi

5,2

- Prodotti in metallo

8,8

- Meccanica e mezzi di trasporto

5,2

- Altre industrie manifatturiere

3,9

Nord Est

 

Industria in senso stretto, di cui:

6,3

- Alimentari e tabacco

3,8

- Tessili, abbigliamento, cuoio e calzature

3,9

- Chimiche e farmaceutiche

10,2

- Minerali non metalliferi

5,8

- Prodotti in metallo

10,8

- Meccanica e mezzi di trasporto

5,8

- Altre industrie manifatturiere

5,4

Centro

 

Industria in senso stretto, di cui:

6,3

- Alimentari e tabacco

10,7

- Tessili, abbigliamento, cuoio e calzature

5,0

- Chimiche e farmaceutiche

7,4

- Minerali non metalliferi

12,3

- Prodotti in metallo

1,5

- Meccanica e mezzi di trasporto

7,6

- Altre industrie manifatturiere

5,1

Mezzogiorno

 

Industria in senso stretto, di cui:

5,1

- Alimentari e tabacco

1,3

- Tessili, abbigliamento, cuoio e calzature

5,1

- Chimiche e farmaceutiche

5,8

- Minerali non metalliferi

1,3

- Prodotti in metallo

11,4

- Meccanica e mezzi di trasporto

5,3

- Altre industrie manifatturiere

4,6

Italia

 

Industria in senso stretto, di cui:

6,3

- Alimentari e tabacco

5,0

- Tessili, abbigliamento, cuoio e calzature

4,0

- Chimiche e farmaceutiche

9,6

- Minerali non metalliferi

5,6

- Prodotti in metallo

8,2

- Meccanica e mezzi di trasporto

5,7

- Altre industrie manifatturiere

4,8

Fonte: Unioncamere-Prometeia, Scenari di sviluppo delle economie locali italiane 2011-2013 (aprile 2011)

 

Reti: 13mila imprese “fanno squadra”

Ben 13mila piccole e medie imprese manifatturiere con 20-499 dipendenti - struttura portante e nucleo solido dell’industria - appartengono oggi o sono in procinto di entrare in una delle diverse forme di rete d’impresa finalizzata alla progettazione di innovazioni, di forme di commercializzazione e di nuove strategie di mercato. Ciò significa che la metà dei “capitani” delle aziende che meglio rappresentano il Made in Italy nel mondo hanno compreso che, per continuare ad alimentare la loro competitività, bisogna avere anche “massa critica” e che dalla collaborazione nascono nuove idee, l’innovazione accelera, ed i costi fissi si riducono.

 

Imprese che hanno stipulato nel 2010 o stipuleranno nel 2011 un accordo formale di rete

Dati in % sul totale delle imprese, per ciascuna tipologia di accordo

 

Fonte: indagine Unioncamere, 2011

 

L’ambito provinciale/distrettuale tende a non essere più prevalente, visto che un terzo di queste reti si allunga ormai al di fuori dei confini regionali, soprattutto per le imprese del Nord e per quelle di medie dimensioni. Infatti, si esaurisce in prossimità quasi il 40% dei rapporti di rete stabiliti dalle piccole imprese (per lo più finalizzati alla gestione degli acquisti o alla realizzazione di fasi produttive), a fronte di un 25% nel caso di quelle di media dimensione.

L’apertura territoriale delle organizzazioni in rete è strettamente legata alle finalità che portano al “mettersi insieme”: non più prevalentemente o esclusivamente rapporti produttivi, ma sempre più finalità di mercato, tra le quali spicca l’internazionalizzazione. E per le medie imprese, la convenienza della rete sta soprattutto nella possibilità di sviluppare iniziative di ricerca applicata con Università o centri di ricerca.

Tra le diverse forme di collaborazione, la più classica e diffusa è quella delle reti di produzione, fondate sullo scambio di informazioni e sulla co-progettazione per il miglioramento del processo, il cui perno operativo è nei rapporti di subfornitura. Ad esse fa riferimento il 21,5% delle imprese più piccole considerate nell’indagine di Unioncamere e poco più del 25% di quelle di medie dimensioni.

Al secondo posto figurano gli accordi per il miglioramento delle attività di logistica, ovvero di organizzazione della distribuzione dei prodotti oltre che della gestione di alcune attività interne all’impresa (disegno del ciclo produttivo, gestione dei materiali in entrata e in uscita dall’azienda, gestione delle attività di magazzino). Il 18,6% delle piccole imprese ed il 22,1% di quelle medie indica l’appartenenza a reti di questo tipo.

Ulteriore tipologia di rete è quella riguardante l’acquisto in comune di forniture.

Un discorso a parte meriterebbero invece le reti di trasferimento di know-how, abbastanza diffuse tra le strutture di medie dimensioni (32,1%) ed ancora poco presenti, invece, tra quelle più piccole, ma non del tutto inesistenti; il 16,2% delle aziende tra 20 e 50 addetti ha dichiarato di avere accordi di collaborazione con Università o Centri di ricerca.

Infine, circa il 16% del campione considerato ha indicato di partecipare a reti finalizzate ad attività di importazione o esportazione.

50 i Contratti di rete stipulati, 300 le imprese coinvolte

Nel percorso di riorganizzazione del nostro sistema produttivo, in atto ormai da tempo, sta incidendo in maniera positiva l’ulteriore opportunità offerta dalla Legge 33/2009, che ha introdotto vantaggi fiscali ed incentivi per le aziende che stipulano Contratti di rete. Tra le reti di imprese descritte nel Rapporto vanno dunque ad inserirsi i 50 Contratti di rete stipulati fino a metà aprile 2011, che coinvolgono per l’esattezza 283 imprese manifatturiere e di servizi, 56 province e 16 regioni.

Dalla classificazione dei primi 50 Contratti stipulati emerge che la rete non si limita ad un nucleo ristretto di imprese manifatturiere, ma sta coinvolgendo anche imprese di servizi. Inoltre, i contratti ad oggi stipulati non hanno come finalità solo la cooperazione in campo commerciale o nel campo del trasferimento tecnologico, ma sembrano allargarsi ad un ventaglio di opzioni assai diverse l’una dall’altra. La casistica lascia emergere reti:

-      ibride, di imprese manifatturiere e laboratori di ricerca e test, per attività finalizzate all’innovazione di prodotto attraverso sperimentazioni;

-      di produzione, finalizzate a mettere in comune fattori produttivi e competenze tecniche dei singoli aderenti;

-      per le green technology, specializzate nell’impiantistica legata alle energie alternative e nel miglioramento delle tecnologie (e dei prodotti) per gli impianti di energia solare ed eolica;

-      di servizi in outsourcing, ovvero per la condivisione di servizi per lo smaltimento dei rifiuti o per i servizi di trasporto, in un’ottica di ottimizzazione dei costi esterni;

-      di marketing di comparto, orientate alla diffusione di sistemi di qualità, alla costituzione di gruppi di vendita, strategie di marchio e rafforzamento delle strategie di comunicazione; i comparti che, per ora, sembrano maggiormente coinvolti in questa tipologia di rete sono quelli dell’abbigliamento-moda;

-      di management buyout, ovvero reti finalizzate ad acquisire il controllo di strutture produttive in difficoltà, per poi favorirne il rilancio attraverso operazioni di rafforzamento non solo della struttura finanziaria, ma anche delle strategie di mercato;

-      per la commercializzazione, finalizzate a promuovere operazioni congiunte di commercializzazione in Italia e all’estero di prodotti anche diversi;

-      di servizi professionali e servizi avanzati, finalizzati a creare associazioni di soggetti che operano nel campo dei servizi alle imprese.

 

Graduatoria delle prime dieci province per numero di aziende coinvolte in Contratti di rete

Province

Numero di aziende

Bologna

36

Modena

18

Potenza

15

Ancona

13

Pescara

13

Brescia

12

Chieti

12

Salerno

10

Milano

9

Bari

8

Fonte: Unioncamere

 

Graduatoria dei settori per numero di aziende coinvolte in Contratti di rete

Settori

Numero di aziende

Industrie dei metalli

48

Costruzioni e bioedilizia

41

Servizi avanzati alle imprese

41

Sistema moda

18

Beni per la casa e tempo libero

17

Servizi informatici

15

Industrie alimentari

14

Commercio all'ingrosso

13

Meccanica

12

Fonte: Unioncamere

 

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Convegno Unioncamere 05.07.2010

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