Fondato e diretto da Laura Cherubini: direttore@impresamia.it - Redazione: redazione@impresamia.it - Pubblicità: commerciale@impresamia.it
News
LAVORO - Riforma: continua a singhiozzo l'esame degli emendamenti. Alle 17,30 in Aula al Senato CRISI - Imprese: Istat, a rischio di credit cruch UE - Parlamento: fermo no alle pratiche commerciali sleali della Cina TURISMO - Polonia: wokshop B2B a Cracovia per favorire l'incontro tra la domanda polacca e l'offerta turistica italiana LAVORO - Riforma: verso ok tra le polemiche. Per i papà congedo obbligatorio alla nascita del figlio CRISI - Imu: Centrella (Ugl) via dalla prima casa a uso abitazione e giusta riforma fiscale TURISMO - Fallimento Viaggi del Ventaglio: consumatori beffati, l'attivo non copre i risarcimenti. Adiconsum: serve Fondo paritetico LAVORO - Formazione: Corso segretaria studio medico (Pubblicità) IMPRESE - Crediti Pa: Marcegaglia, bene le certificazioni dei crediti. Adsso approvazione celere della direttiva Ue LAVORO - Diseguaglianze: Istat, donne penalizzate soprattutto al Sud LAVORO - Riforma: valore orario dei voucher in agricoltura nuovo nodo da sciogliere LAVORO - Riforma: sindacati, allungare durata dei permessi di soggiorno in attesa di occupazione REGIONI - Leggi: Cdm, impugnate e non dal Cdm TERREMOTO - Cdm: ok stato d'emergenza e rinvio pagamento Imu per case e stabilimenti dichiarati inagibili IMPRESE - Sace: € 4,6 miliardi di nuovi progetti in pipeline in Brasile, il migliore tra i Bric per business climate IMPRESE-It: Aspect sigla una partnership con Beltel COOPERAZIONE-Libia: conclusa missione di Ciaccia per collaborazioni nell’industria e nelle telecomunicazioni IMPRESE - Inps: richiesta di differimento adempimenti contributivi per ferie collettive PMI - Crediti Pa: Codacons e Comitas invitano a non pagare le tasse nella misura dei crediti che vantano PENSIONI - Riforma Monti: quelle erogate tra il 2013 e il 2015 potrebbero essere più basse del 3% a causa dei nuovi coefficienti

Seguici su

IM-Impresamia su Twitter

Login

Effettua il login al sito per accedere a tutte le notizie non in abbonamento. _______________

Lavori parlamentari

Corsi Master Stage

Scadenze fiscali

Home Documenti CONGIUNTURA flash- Analisi mensile del Centro Studi Confindustria. Aprile 2011
CONGIUNTURA flash- Analisi mensile del Centro Studi Confindustria. Aprile 2011 PDF Stampa E-mail
Tweet me!
Documenti
AddThis Social Bookmark Button

L’economia globale è in rallentamento. In parte naturale, dati i ritmi molto elevati degli ultimi mesi. Ma cominciano anche a farsi sentire i rialzi delle materie prime, i tassi di interesse in aumento in molte nazioni, i sommovimenti politici nordafricani e mediorientali e il terremoto giapponese. La turbolenta gestione degli alti e crescenti debiti sovrani diffonde nuova incertezza. Gli indicatori anticipatori dicono che la frenata, registrata in alcune statistiche congiunturali, è passeggera e che nella seconda metà dell’anno si assisterà a una ripartenza.

Tuttavia, non tengono conto degli effetti ritardati delle peggiori ragioni di scambio (dovute al caro commodity) e del maggior costo del denaro, il cui aumento è in corso da qualche mese a livello globale e viene accentuato dalle decisioni della BCE. Tutto ciò non mette a rischio la ripresa, ma la renderà più debole di quanto già non provochino le conseguenze della crisi sui posti di lavoro, sui bilanci bancari, sui mercati immobiliari e sui margini aziendali.

Restano molto ampi i divari di dinamismo, con alcune economie molto vivaci e altre in ritardo. L’Italia appartiene a queste ultime: da qualche mese la produzione industriale oscilla senza direzione, l’occupazione è stabile e la CIG torna a salire, l’export mantiene un buon passo, ma inferiore a quello dei mercati di riferimento (tra i quali sono importanti Nord Africa e Medio Oriente, ora in subbuglio).

L’accelerazione dei prezzi al consumo rispecchia le maggiori bollette energetiche e alimentari e trasferisce potere d’acquisto dai consumatori ai paesi esportatori di input primari, ma non ci sono sintomi di trasferimento su altri listini (l’inflazione core sale molto poco) né tantomeno sulle retribuzioni (che scontano l’alta disoccupazione).

Negli USA la creazione di posti di lavoro sta accelerando, ma nelle vendite al dettaglio si fanno sentire il rincaro delle benzine e il settore delle abitazioni continua a essere un tallone d’Achille. Tra gli emergenti, frenano Cina e Brasile e proseguono a velocità elevata Russia e India.

Il ritmo della ripresa mondiale ha iniziato a scemare dai sostenuti livelli del 1° trimestre 2011. Gli indicatori congiunturali, dopo i massimi di febbraio, sono diminuiti in marzo. Il PMI composito globale è sceso a 54,7 (da 59,2), con le componenti del manifatturiero e dei servizi tornate sui livelli di fine 2010. In frenata ordini e produzione mentre l’incremento dei costi degli input è al top da settembre 2008. Nell’Eurozona: PMI composito in aprile alto a 57,8, con divari tra Germania-Francia e i periferici.

__ In Germania il PMI delle costruzioni ha raggiunto 61,8 (massimo storico) e quello manifatturiero è sceso a 60,9 (dal top di 62,7). Alto il PMI manifatturiero USA (61,2).

__L’anticipatore OCSE (+0,3% in febbraio) segnala per la 2a parte dell’anno ritmi di crescita più vivaci, specie in Germania (+0,2%) e USA (+0,3%). Frenata invece in Cina e Italia, dove l’indice è in calo da un anno (-0,3%).

__Debole l’attività industriale italiana nel 1° trimestre 2011: il CSC stima un aumento dello 0,2% congiunturale, dopo la contrazione nel 4° 2010 (-0,6%). In marzo la variazione è stata dell’1,5% su febbraio (+1,4% su gennaio, dato ISTAT). Nel 2° trimestre la crescita ereditata è dell’1,4%; aprile potrebbe deludere per effetti di calendario.

__ Gli imprenditori si attendono progressi meno vivaci: in marzo le aspettative di produzione sono ferme (saldo a 16, dal 18 di gennaio), come i giudizi sugli ordini (a -14, da -13). Decelerano gli ordini PMI: a 55,8 da 59,7 (che era il top da giugno 2006).

__Nell’indagine trimestrale Banca d’Italia-Il Sole 24 Ore il 70% delle imprese giudica stabili le condizioni economiche per il 2° trimestre. Migliora il saldo rispetto alla rilevazione precedente: -0,7, da -7,5, come effetto netto del miglioramento atteso della domanda e dei rincari dei prezzi.

 

__La riduzione del volume delle esportazioni italiane a febbraio (-5,6% su gennaio; dati destagionalizzati dal CSC) compensa il balzo di gennaio (+7,0%) e ripristina il trend precedente. Nel 1° bimestre 2011 l’export è aumentato del 5,2% sul bimestre precedente.

Le prospettive sono meno favorevoli: peggiorano i giudizi sugli ordini esteri in marzo.

__Le tensioni politiche in Nord Africa, sbocco non trascurabile per le imprese italiane (6,7% del fatturato estero), e in Medio Oriente (5,2% delle vendite oltreconfine) si combinano con la forza dell’euro (+3,3% il cambio effettivo nominale da dicembre a aprile) nel frenare la dinamica del made in Italy nella seconda parte dell’anno.

__L’export di componentistica auto potrebbe trarre vantaggio dall’effetto sostituzione dell’attività delle imprese nipponiche bloccata dal terremoto.

 

_I rincari delle materie prime frenano il recupero della domanda interna nell’Eurozona. L’aumento dei costi unitari ostacola la ricostituzione dei margini delle aziende (36,5% il MOL sul valore aggiunto a fine 2010, dal 38,0% nel 2007) e ciò penalizza gli investimenti, già rallentati dal basso utilizzo della capacità produttiva (80,3% a gennaio 2011 da 84,8% nel 2007). Per le famiglie la spesa si fa più salata prima che il mercato del lavoro abbia invertito marcia: la disoccupazione stenta a diminuire (9,9% a febbraio, dopo essere stata ferma sul 10,0% per tre mesi) e la dinamica dei salari nominali non ha ancora riaccelerato.

L’aumento dei prezzi al consumo, oltre a erodere il potere d’acquisto delle famiglie, raffredda il loro ottimismo (-0,6 punti la fiducia a marzo).

__Fa eccezione la Germania: il monte salari è sorretto dall’espansione dell’occupazione (iniziata a metà 2009) e dalla dinamica salariale che si sta progressivamente rafforzando (+1,5% annuo a fine 2010 dallo zero di fine 2009). Il volume delle vendite al dettaglio nel 1° bimestre 2011 registra un +0,5% sul 4° trimestre 2010, mentre ristagna nella media dell’Eurozona.

 

In Italia i dati sul mercato del lavoro contengono qualche segnale positivo, ma non si delinea ancora un’inversione di tendenza. La contrazione dell’occupazione nel 1° bimestre 2011 (-0,2% a febbraio su dicembre) si contrappone all’aumento nel 4° trimestre 2010 (+0,2% sul 3°), che seguiva il marcato calo nel 3° trimestre (-0,3%).

__Le aspettative delle imprese indicano che l’emorragia occupazionale è in esaurimento. La domanda di lavoro sta tornando ad aumentare: è in ripresa l’occupazione a tempo determinato (+5,1% annuo nel 4° trimestre 2010).

__La forza lavoro inutilizzata rimane però ampia nei settori dove la produzione è ancora molto al di sotto dei livelli pre-crisi. La CIG autorizzata ha ripreso a salire in misura significativa in marzo (+45,1% su febbraio), ben al di là di quanto giustificato da fattori stagionali.

 

_Le finanze pubbliche zavorrano la ripresa, perché disseminano incertezza e impongo manovre di rientro con impatti restrittivi. Anche negli USA, entrati nel mirino delle agenzie di rating, è al calor bianco il dibattito sul riequilibrio dei conti. Il deficit pubblico dell’insieme dei paesi euro inizia a diminuire quest’anno (dal 6,0% del PIL al 4,4%) dopo la sostanziale stabilizzazione del 2010. Salirà ancora il peso del debito: all’87,3% del PIL, dall’85,0% nel 2010; la sua discesa non inizierà prima del 2014.

__ Gli spread sui titoli sovrani sono ai massimi per Grecia e Portogallo e si sono ampliati anche per Spagna e Irlanda. L’avvio della trattativa per l’aiuto chiesto dal Portogallo (circa 90 miliardi) non allenta le turbolenze nei mercati, a causa delle voci di ristrutturazione del debito greco, la quale avrebbe effetti domino imprevedibili sul sistema finanziario europeo, e delle incertezze sulla posizione finlandese nel deliberare il supporto.

__ Il deficit greco del 2010 è stato rivisto al 10,5% del PIL, dall’8,0% concordato con le istituzioni europee. Ciò ha

__Come annunciato, la BCE ha alzato i tassi in aprile (1,25%) e segnalato nuovi rialzi. L’Euribor è a 1,34%, i mercati lo vedono a 2,10% a dicembre. La BCE giustifica la stretta con l’accelerazione dei prezzi al consumo (+2,7% annuo a marzo nell’area) e delle attese di inflazione delle imprese (sopra i livelli 2008). L’inflazione core, che misura meglio le spinte interne sui prezzi, resta bassa (+1,3%; +1,0% a febbraio).

__I prestiti netti BCE alle banche sono a 331 miliardi (678 a fine 2008, 423 nel 2006): sebbene di importo illimitato, non attirano gli istituti più solidi. Gran parte va ai PIGS (25,4% in Grecia, dove la raccolta è scesa del 14,6% da fine 2009) complicando l’exit strategy. Fermi gli acquisti BCE di titoli: 136,6 miliardi in aprile (138,2 a febbraio).

__La FED inietta liquidità comprando Treasuries (fino a giugno) e l’interbancario USA cala (0,27% in aprile). Un rialzo del tasso ufficiale (0,25%) non è in vista: la disoccupazione scende (8,8% a marzo) ma resta alta (4,6% nel 2006) e smorza le pressioni salariali; i prezzi accelerano (+2,7% a marzo) insieme alle attese ma la core è a 1,2%.

__ Il Brent è arrivato in aprile a 120,5 dollari al barile (+4,9% su marzo). Due le spinte: il calo dell’estrazione in Libia (0,3 mbg a marzo, da 1,7 a gennaio) e l’aumento di domanda per la chiusura di impianti nucleari in Giappone e Germania. Le scorte OCSE calano (-4,9% da agosto). Resta capacità inutilizzata nell’OPEC (3,9 mbg a marzo), ma la crescita della domanda attesa per fine 2012 (+2,7 mbg, stime EIA) ne assorbirà gran parte.

__Rincarano ancora le materie prime non energetiche: +37,9% da giugno (indice CSC in dollari). In aprile +6,4% i cereali (+12,4% il mais, per la domanda di biofuel). Ancora su i metalli (+0,5%). Pausa per le fibre (-0,9%; -2,3% il cotone) dopo i record dei mesi scorsi.

__I rincari penalizzano il reddito reale delle famiglie nei paesi importatori alzando i prezzi al consumo. In Italia +10,3% annuo gli energetici a marzo, +2,2% gli alimentari; la dinamica totale è salita a +2,5% (+1,3% a giugno 2010) ma la ripresa debole tiene bassa la core (+1,7% al netto di energia e alimentari).

 

_Negli USA la ripresa dei consumi continua a buon ritmo: +0,3% a febbraio su gennaio, nonostante una pur modesta riduzione del reddito (-0,1%). Ma inizia a farsi sentire il caro-petrolio: a marzo rallentano le vendite al dettaglio (+0,4% su febbraio), in calo quelle di auto (-1,7%). Il maggior costo della benzina (+27% in un anno) penalizza la spesa per altri beni e, specialmente, servizi.

__Ne risente anche la fiducia dei consumatori, scesa molto in marzo, e ciò penalizzerà le decisioni di spesa delle famiglie, benché sostenute dai progressivi miglioramenti del mercato del lavoro. Nel settore privato si consolida la crescita dell’occupazione (+235mila unità al mese tra febbraio e marzo) e accelerano i salari orari (+2,5% annuo nel manifatturiero nel 1° trimestre). I bilanci familiari beneficiano anche dei minori esborsi per interessi sui prestiti.

__ Il mancato recupero della ricchezza immobiliare inibisce una crescita più rapida dei consumi. A febbraio sono diminuite le vendite di case sia nuove (-16,9% su gennaio) sia esistenti (-9,6%). Di nuovo in calo a gennaio l’indice Case -Shiller dei prezzi (-0,2% su dicembre).

__Tra gli emergenti il PMI manifatturiero è rimasto piatto in Cina (a 51,8 in aprile e marzo, da 51,7 in febbraio), con i nuovi ordini al minimo da otto mesi, e in India (a 57,9). È sceso in Brasile (a 53,2, da 54,6), mentre in Russia ha toccato il picco da agosto 2006 (55,6), grazie agli ordini.

__La Cina decelera meno dell’atteso: nel 1° trimestre 2011 il PIL è cresciuto del 9,7% annuo (9,8% nel 4° 2010 e 10,3% in media d’anno). L’inflazione (5,4% annuo a marzo) ha raggiunto i livelli massimi da luglio 2008, nonostante le ripetute manovre monetarie restrittive. L’alto costo delle materie prime peggiora il saldo commerciale.

__ Il Sud Africa entra nei BRICS, che si accordano per accendere crediti reciproci denominati nelle proprie valute. Una società cinese potrà comprare petrolio dalla Russia pagando in yuan o rubli. È un passo per il superamento del dollaro come mezzo di regolamento degli scambi.

__ In Giappone la catastrofe naturale e l’incidente nucleare non ancora risolto hanno fatto crollare a marzo i giudizi delle imprese sul ciclo, sebbene non ai minimi toccati con la crisi finanziaria del 2008. Le stime dell’impatto del disastro sull’economia sono in un ampio range: nel 2011 il PIL potrebbe crescere dello 0,7% (Goldman Sachs) o ridursi fino ad un massimo del -3,0% (Morgan Stanley), partendo da previsioni di aumento prossime al 2%.

__ Il Giappone genera il 13% degli scambi mondiali di microelettronica, il 15% di componentistica auto, con produzioni concentrate nelle aree colpite dal sisma. La riduzione dell’offerta in tali settori penalizzerà soprattutto i paesi asiatici, principali mercati di sbocco (più del 40% dell’export nipponico) e fornitori (più del 50% dell’import).

__Per assicurare la stabilità finanziaria la Banca del Giappone sta aumentando la liquidità a un ritmo tre volte sopra il normale. Assieme alle peggiorate prospettive ciò ha indebolito lo yen (-1,5% sul dollaro negli ultimi due mesi).

 

Ricevi gratis gli aggiornamenti di questo sito:

Fornito da FeedBurner

inncantiere2

Interviste del direttore

Convegno Unioncamere 05.07.2010

made_in_italy

I nostri servizi