| CAMERA- Le comunicazioni elettroniche, informazioni aggiornate al 25 marzo 2011 |
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La Commissione Trasporti della Camera dei Deputati ha svolto un'ampia indagine conoscitiva sull'assetto e sulle prospettive delle nuove reti del sistema delle comunicazioni elettroniche nel nostro Paese.Informazioni aggiornate a venerdì, 25 marzo 2011La IX Commissione (Trasporti) ha deliberato l’indagine conoscitiva il 30 luglio 2008 svolgendo 42 audizioni , nel corso delle quali sono stati sentiti i Ministri competenti, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, gli operatori, le società produttrici di contenuti, gli internet providers, le industrie manifatturiere, le parti sociali e le associazioni rappresentative del settore. La Commissione ha approvato il documento conclusivo nella seduta del 2 dicembre 2008 . Nel corso dell’indagine sono stati messi in rilievo i seguenti aspetti: le comunicazioni elettroniche hanno assunto un ruolo strategico rispetto allo sviluppo economico. Gli investimenti in questo settore, infatti, hanno rappresentato negli ultimi venti anni il più importante fattore di crescita, determinando fino allo 0,6% dell’aumento del PIL dei Paesi più avanzati; la rete Internet dovrebbe configurarsi come un servizio universale, di cui possa avvalersi la generalità dei cittadini; l’Italia si trova in una condizione di ritardo sia per quanto concerne le possibilità di accesso alla banda larga, sia per quanto riguarda lo sviluppo della rete in fibra ottica; nel nostro Paese è ancora prevalente la tecnologia di prima generazione ADSL, che permette una connessione fino a 7 mb al secondo, quando le reti di nuova generazione (NGN) già esistenti consentono una velocità nella connessione fino a 100 mb. Il digital divide Il dato più significativo e preoccupante è che l’Italia manifesta un sensibile ritardo sulle reti a banda larga di seconda generazione (ADSL2) e sulla banda larghissima, rispetto alle quali si registra un rilevante digital divide non soltanto infrastrutturale ma anche sociale (ossia lo scarso interesse della popolazione verso l’utilizzo degli strumenti informatici ed i nuovi servizi). Un intervento sistematico di potenziamento e ammodernamento della infrastrutturazione relativa alle comunicazioni elettroniche appare, pertanto, ineludibile. Il passaggio al sistema di trasmissione digitale terrestre consente di liberare una rilevante quota di frequenze televisive, che è possibile utilizzare, come è avvenuto in alcuni paesi europei, per i servizi in banda larga. In tal senso, la legge di stabilità 2011 (legge n. 220 del 2010) ha previsto che l'Autorità per le garanzie delle comunicazioni dia avvio a una procedura di assegnazione di tali frequenze televisive, ai fini della loro destinazione a servizi di comunicazione elettronica mobili in larga banda. Una percentuale degli introiti della gara - valutati in 240 milioni di euro - sarà versata su un fondo istituito presso il Ministero dello sviluppo economico, finalizzato a promuovere un uso più efficiente dello spettro attualmente destinato alla diffusione di trasmissioni in ambito locale. Il 24 marzo 2011 l'AGCom ha pubblicato la delibera (127/11/CONS) con la quale viene avviata la consultazione pubblica su procedure e regole per l'assegnazione e l'utilizzo delle frequenze televisive disponibili, in attuazione della legge di stabilità. La banda larga L’attenzione si è focalizzata sulla necessità di concentrare le risorse finanziarie nella modernizzazione della rete e nello sviluppo della banda larga, che deve essere considerata come infrastruttura di base per la competitività, l'innovazione e la crescita del Paese. E’ emerso, infatti, che l'attuale rete di accesso nell'ultimo miglio, totalmente in rame, non consente, ad oggi, una diffusione massiccia dei nuovi servizi. Da qui la necessità di accelerare la realizzazione della futura rete in fibra ottica, alla quale potranno concorrere sia risorse pubbliche, statali e regionali, sia finanziamenti privati. Su questa tematica, Parlamento e Governo sono intervenuti in una duplice prospettiva: l’art. 2 del decreto-legge 25 giugno 2008, n.112 (legge n.133/2008) ha introdotto norme per agevolare i lavori di infrastrutturazione nel settore delle comunicazioni elettroniche prevedendo che l’installazione di reti e impianti in fibra ottica siano realizzabili con la procedura della denuncia di inizio attività (DIA) e, in particolare, che i soggetti pubblici non possano opporsi alla installazione nelle loro proprietà di reti e impianti per la comunicazione elettronica in fibra ottica, a meno che si tratti di beni appartenenti al patrimonio indisponibile di Stato, province o comuni, ovvero che l’attività possa arrecare turbamento al pubblico servizio; l’art. 1 della legge 18 giugno 2009, n. 69 prevede che il Governo individui un programma di interventi infrastrutturali, nelle aree sottoutilizzate, necessari per facilitare l’adeguamento delle reti di comunicazione elettronica all’evoluzione tecnologica ed alla fornitura dei servizi avanzati di informazione e di comunicazione, assegnando, a tale scopo, una dotazione di 800 milioni di euro per il periodo 2007-2013. In relazione a quest'ultimo aspetto, la IX Commissione della Camera ha approvato il 1 dicembre tre risoluzioni, che prevedono, tra l'altro, l'impegno del Governo a rendere immediatamente disponibile, mediante delibera del CIPE, il predetto stanziamento di 800 milioni, quale contributo al superamento del digital divide, necessario ad avviare gli interventi per lo sviluppo della banda larga. Occorre anche segnalare, su questo tema, la presentazione ufficiale del “rapporto Caio” (Portare l’Italia verso la leadership europea nella banda larga) in occasione di una audizione del 9 giugno 2009 dinanzi alle competenti Commissioni di Camera e Senato (Lavori pubblici), ove il consulente del Governo ha illustrato i contenuti del suo studio.
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