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GOVERNO- Agricoltura: il futuro della PAC e gli orientamenti nazionali PDF Stampa E-mail
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23 Febbraio 2011

Una giornata di riflessione e di confronto sul tema della Politica Agricola Comune (PAC) e sulle ultime linee proposte dalla Commissione europea esposte nella Comunicazione sul futuro della PAC. È quanto proponeva "Pac verso il 2020", un forum promosso dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, svoltosi a Roma il 22 febbraio. Alla giornata hanno partecipato i componenti delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato, gli assessori regionali, i rappresentanti delle organizzazioni professionali di categoria, dei sindacati, della cooperazione e degli enti locali.

L'ammontare delle risorse che dovranno essere assegnate all’agricoltura italiana, il criterio di ripartizione dei fondi tra i vari Paesi e l’effettiva possibilità per l’Italia di evitare il ridimensionamento della spesa agricola, sono stati i temi che hanno animato l'evento.

Nel suo intervento il ministro Galan ha ricordato come l’agricoltura italiana non sia stata risparmiata da un processo di crisi che ha inciso fortemente sui redditi degli agricoltori. Gli effetti della globalizzazione - ha proseguito il ministro - si sono cumulati all’impatto di una pesante recessione, mettendo a nudo alcuni limiti di competitività del nostro sistema produttivo, che è caratterizzato ancor oggi da un tessuto di piccole e medie aziende restie ad aggregarsi fra loro. La crisi mondiale non ha risparmiato nemmeno quell’ampio ventaglio di imprese, assai diffuse in Italia, che hanno puntato sulla qualità della propria produzione. I nostri produttori, sempre secondo il ministro, continuano ad essere penalizzati anche dall’assenza di una normativa europea che renda trasparente l’origine dei prodotti. In questa fase del processo di revisione della PAC Difesa del budget agricolo e corretta distribuzione delle risorse tra gli Stati membri sono le pietre angolari del negoziato.
Il ministro ha ricordato le risorse PAC per l'Italia: 6 miliardi di euro per il nostro Paese per 830.000 addetti nel settore. 1.290.000 PAC distribuite, con una media di 6.950 euro per addetto. La distribuzione delle risorse tra i paesi membri è, per l’Italia, un punto nodale, perché una soluzione inadeguata avrebbe conseguenze estremamente pesanti per l’agricoltura italiana. L'Italia versa il 13.5% a fronte del 10% che rientra. Il valore della produzione italiana è il 12.5% dell'UE, mentre il valore aggiunto è il 17%.

L'Italia - ha sottolineato il ministro - non accetterà mai ipotesi di suddivisione di budget basata sul principio dell'estensione territoriale e non sulla base della qualità e del valore aggiunto.
Nella Comunicazione sul futuro della PAC la Commissione europea evidenzia tre obiettivi principali della prossima politica agricola:

  1. la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari
  2. la sostenibilità ambientale dell’agricoltura
  3. lo sviluppo dei territori

Pur condividendo questi obiettivi il ministro ha sottolineato l'importanza della centralità dell’impresa e della sua funzione di produzione che non deve essere messa in ombra dagli aspetti connessi alla funzione ambientale svolta dagli agricoltori. L'impresa agricola quindi al centro dell'agrosistema, puntando sulla qualità delle nostre produzioni, sul paesaggio da cui queste produzioni provengono e quindi sulla possibilità e sull'opportunità di portare i consumatori direttamente a contatto con il “mondo” destinato all'agricoltura. Il valore aggiunto più straordinario per le nostre economie agricole è la bellezza dei nostri paesaggi rurali, costruita nel corso del tempo.

Competitività e chiarezza della mission dei due pilastri PAC
Sul versante della competitività il ministro Galan, auspica un un alleggerimento e ad una semplificazione degli oneri che gravano sulle nostre imprese e che i competitor internazionali non sopportano. La PAC quindi dovrà essere più semplice, ma anche più razionale e più giusta. Nel momento in cui confermiamo il nostro pieno sostegno ad un impianto fondato sui due tradizionali pilastri della PAC (aiuti diretti e spesa di mercato e misure di sviluppo rurale nel secondo) dobbiamo ribadire con forza - ha continuato il ministro - che bisogna definire con estrema chiarezza le aree di competenza dei due pilastri, evitando qualsiasi duplicazione fra le due normative. Negli ultimi anni la regolamentazione comunitaria ha avuto la tendenza ad incrementare gli elementi di sovrapposizione tra i due strumenti, creando notevoli difficoltà applicative.

Accrescere la sussidiarietà
Per il ministro dell'agricoltura è indispensabile un ripensamento dei ruoli che Commissione e Stati membri svolgono nell’attuazione della politica comune. E’ necessario mettersi alle spalle il rigido modello dirigistico che ha caratterizzato i primi 50 anni della storia della PAC. Oggi, in una realtà europea profondamente diversificata - ha dichiarato il ministro - è fondamentale accrescere la sussidiarietà, lasciando agli Stati membri una reale flessibilità nell’applicazione delle politiche, a partire dallo sviluppo rurale, ove la rigidità imposta dalle regole finanziarie finisce per penalizzare i paesi con programmazione regionalizzata. Il secondo pilastro é uno strumento essenziale per la competitività delle imprese e lo sviluppo dei territori ma, senza la dovuta flessibilità nella applicazione, rischia di essere un’occasione mancata e di non raggiungere completamente le finalità che si prefigge.

In sintesi - ha concluso il ministro Galan - nell’ambito di un quadro finanziario adeguato, la coerenza, la flessibilità e la semplificazione nelle strategie e negli strumenti sono i concetti chiave che dovranno pervadere ogni aspetto della futura politica comune se vogliamo avere un agricoltura competitiva che assicuri la sicurezza alimentare, la sostenibilità ambientale e lo sviluppo del territorio.

Allegati

Programma

Orientamenti nazionali sul futuro della PAC

 

 

 

 

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