| CAMERA- La difesa del suolo e il contrasto agli incendi boschivi , informazioni aggiornate al 3 febbraio 2011 |
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La difesa del suolo e il contrasto agli incendi boschiviIl 23 settembre 2008 la Commissione Ambiente ha deliberato lo svolgimento di un'indagine conoscitiva sulle politiche per la tutela del territorio, al difesa del suolo e il contrasto agli incendi boschivi. In tale ambito, la Commissione ha audito tutti i soggetti istituzionali competenti nonché le associazioni ambientaliste e il mondo delle imprese. Il 3 novembre 2009 la Commissione ha approvato il documento conclusivo, anche in vista del provvedimento d'urgenza per contrastare le cause del dissesto idrogeologico che il governo ha annunciato a seguito dei tragici eventi avvenuti nella provincia di Messina, ora confluito nel decreto-legge n. 195/2009.Informazioni aggiornate a giovedì, 3 febbraio 2011Le proposte della Commissione sulla tutela del territorio e la difesa del suolo Le proposte della Commissione sugli incendi boschivi Il Piano straordinario per il rischio idrogeologico e gli accordi di programma Altri interventi per la difesa del suolo Il programma dell'indagine L' indagine ha inteso verificare gli elementi positivi delle politiche per la difesa del suolo e le sue criticità, nella prospettiva di una crescente valorizzazione del ruolo di programmazione, pianificazione e gestione territoriale dei diversi soggetti coinvolti, nonché di un sostegno parlamentare ai fini del miglioramento dei dati nazionali complessivi sull'attività di prevenzione del dissesto idrogeologico. In tale contesto, peraltro, è stato approfondito il quadro normativo di riferimento, come modificato dal Codice ambientale, e sono state valutate eventuali modifiche e integrazioni da apportare alla legislazione vigente in sede parlamentare. Al contempo, l'indagine ha inteso valutare l'evoluzione che la materia ha subito a livello comunitario, anche alla luce della nuova legislazione prodotta in sede di Unione europea. Le proposte della Commissione sulla tutela del territorio e la difesa del suolo Tra le proposte contenute nel documento, la Commissione ha rilevato, innanzitutto, la necessità di rafforzare la programmazione triennale già prevista dalla legge 18 maggio 1989, n. 183 (legge quadro sulla difesa del suolo, ora confluita nel Codice ambientale), attraverso un’intesa del governo con le regioni e le autorità di bacino e sulla base dei piani per l’assetto idrogeologico (PAI). In tale ambito dovrà essere data assoluta priorità agli interventi di messa in sicurezza delle zone a rischio più elevato, ricorrendo ad un unico provvedimento in grado di pianificare i possibili interventi sul territorio. Si tratta, in particolare, di prevedere uno sforzo straordinario in termini economici ma anche di concentrare le risorse previste dalla legge quadro prioritariamente sulle zone a rischio idrogeologico molto elevato. Contemporaneamente, è necessario promuovere un programma straordinario di prevenzione e di manutenzione del territorio da parte dei singoli comuni. Nell’ambito della progettazione di grandi infrastrutture come di piccole opere, soprattutto a carattere viario o di regimazione delle acque (con particolare riferimento alle dighe), la Commissione auspica la predisposizione di linee guidanazionali, da elaborare con il supporto tecnico del Consiglio superiore dei lavori pubblici, per la realizzazione di opere a basso impatto sul territorio e che limitino le cause dei fenomeni di dissesto idrogeologico. Con riferimento alle attività di prevenzione, si suggerisce inoltre la prosecuzione del Piano straordinario di telerilevamento, già previsto dall’articolo 27 della legge 31 luglio 2002, n. 179, al fine di renderlo un punto di riferimento e di accesso per le cartografie e le informazioni ambientali di altre amministrazioni centrali e periferiche. Riguardo alla riforma dei distretti idrografici prefigurata dal decreto legislativo n. 152 del 2006, la Commissione sollecita un dialogo fra il Ministero dell'ambiente, le regioni e le autorità di bacino per una revisione dell’impianto normativo e organizzativo, prevedendo un'articolazione degli organi della pianificazione di bacino che tenga conto della specifica realtà italiana. Da più parti è stato infatti prospettato il rischio che la definizione di distretti troppo ampi rispetto alla dimensione effettiva dei bacini possa impedire di attuare un'adeguata pianificazione degli interventi territoriali. Infine, la Commissione sollecita gli enti preposti a realizzare una programmazione «leggera», che comprende l'informazione della popolazione, lo sviluppo dei sistemi di protezione civile, ma anche i vincoli di uso del territorio e le delocalizzazioni, ossia interventi che comportano una spesa minore ma che sono fondamentali per la manutenzione e la conservazione del territorio. In particolare, nelle zone a rischio molto elevato occorre utilizzare strumenti specifici (ordinanze, avvisi pubblici, cartelli, ecc.) per segnalare esplicitamente ed in modo inequivocabile il divieto di costruire. Le proposte della Commissione sugli incendi boschivi Quanto agli incendi boschivi, pur apprezzando i risultati positivi degli ultimi anni in termini di prevenzione e lotta attiva agli incendi conseguenti all’attuazione della legge quadro 353/2000, la Commissione auspica l’introduzione di alcune precisazioni volte ad una migliore applicazione della legge stessa. In particolare, si ritiene necessario ribadire che il modello prefigurato dalla legge si basa sulla responsabilità delle regioni, che attraverso il piano regionale per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva coordinano le attività degli altri enti coinvolti. In tal senso, ad esempio, deve essere rafforzato il ruolo di coordinamento delle sale operative regionali (SOUP), che devono operare in stretto raccordo con le forze dello Stato. In tale contesto deve essere inoltre valorizzato il ruolo di coordinamento a livello nazionale, in capo al Dipartimento della protezione civile, in stretto raccordo con i presidenti delle regioni, a cui dovrà essere attribuita la piena potestà ordinatoria ed operativa, finalizzata alle attività di antincendio boschivo, a salvaguardia della pubblica incolumità. Da parte loro, le regioni hanno sollecitato un sostanziale ampliamento dei finanziamenti dedicati all'antincendio boschivo e una revisione dei criteri di riparto dei finanziamenti previsti dalla legge, volta a valorizzare le realtà operative regionali ed i loro risultati, piuttosto che basata su elementi meramente numerici. In siffatta architettura operativa, il comune assume il ruolo di ente di base in materia di protezione civile ed il sindaco di autorità primaria di protezione civile. In tale quadro, sarebbe opportuno incentivare forme associative tra i piccoli comuni. Sotto il profilo operativo, la Commissione condivide la proposta di rendere più efficaci sia la fase di avvistamento rapido - pattugliamento a terra, ricognizioni con gli elicotteri e impiego di tecnologie avanzate per la rivelazione dell'incendio - sia la fase di lotta attiva a terra, da affidare ad un'azione congiunta del Corpo forestale e dei Vigili del fuoco, per quanto riguarda l'impiego delle risorse umane e strumentali e il coordinamento delle altre organizzazioni e strutture disponibili sul territorio. Quanto al tema della prevenzione, la Commissione condivide la necessità di coniugare tale attività con il ciclo produttivo e la sostenibilità economica delle aree a rischio incendio: laddove infatti vi è un interesse economico, il presidio del territorio è assicurato in maniera mirata e continuativa. Il Piano straordinario per il rischio idrogeologico e gli accordi di programma In materia di politiche relative all'assetto idrogeologico del Paese, anche con riferimento alla realizzazione di interventi infrastrutturali, il 12 novembre 2009 il governo ha svolto un' informativa urgente . In tale circostanza, il sottosegretario Menia ha preannunciato un Piano nazionale straordinario per il rischio idrogeologico, da realizzarsi con il contributo di un miliardo di euro assegnati dalla delibera CIPE del 6 novembre 2009 a valere sui fondi FAS e 254 milioni di euro da stanziamenti dello stesso Ministero destinati alla difesa del suolo. Tale stanziamento è confluito nella legge n. 191/2009 (legge finanziaria 2010) che, all'art. 2, comma 240, ha destinato ai piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico (individuate dal Ministero dell’ambiente, sentite le autorità di bacino e il Dipartimento della protezione civile) le predette risorse a valere sulle disponibilità del Fondo infrastrutture e del Fondo strategico per il Paese a sostegno dell’economia reale previsti dall’art. 18, comma 1, lettere b) e b-bis), del D.L. 185/2008. Ai sensi dello stesso comma 240 le citate risorse possono essere utilizzate anche tramite accordi di programma, sottoscritti tra le regioni interessati e il Ministero dell’ambiente, che definiscono altresì la quota di cofinanziamento regionale a valere sull’assegnazione di risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), che ciascun programma attuativo regionale destina a interventi di risanamento ambientale. Altri interventi per la difesa del suolo A valere sulle risorse predette stanziate dalla legge finanziaria 2010, l'articolo 17, comma 2-bis del decreto-legge 195/2009 ha destinato, per gli interventi urgenti concernenti i territori delle regioni Emilia-Romagna, Liguria e Toscana colpiti dagli eventi meteorici eccezionali dell’ultima decade di dicembre 2009 e dei primi giorni del mese di gennaio 2010, l’importo di 100 milioni di euro. Nel frattempo la discussione alla Camera delle mozioni Zamparutti ed altri n. 1-00263, Piffari ed altri n. 1-00320, Libè ed altri n. 1-00322 e Ghiglia ed altri n. 1-00323, concernenti iniziative per la difesa del suolo e del paesaggio e per la riqualificazione del patrimonio urbanistico ed edilizio ha portato all'approvazione di una mozione unitaria (1-00324) che impegna il governo , nel rispetto delle competenze regionali, a: riconoscere il territorio come bene comune e risorsa limitata ed esauribile, quale presupposto irrinunciabile per una pianificazione urbanistica sostenibile; dettare norme quadro sull'utilizzo dei suoli e sulla tutelo delle aree di maggior pregio, con particolare riguardo alle aree a vocazione agricola ed alle aree protette; realizzare un'efficace e severa politica di contrasto alle violazioni in materia urbanistica e all'abusivismo edilizio, soprattutto costiero, rafforzando il sistema dei controlli in funzione di una maggiore attenzione al rispetto del suolo e garantendo l'applicazione di sanzioni certe per gli attori che non rispettino le normative in materia; favorire la riqualificazione energetica del patrimonio abitativo e industriale esistente in funzione di un adeguamento tecnologico che permetta un maggiore risparmio energetico, anche attraverso la previsione di un sistema di incentivazione stabile e certo nel medio-lungo periodo, prevedendo a tal fine di portare a regime le norme attualmente vigenti di agevolazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici; favorire la messa in sicurezza del patrimonio abitativo e industriale esistente, anche al fine di garantire una reale certificazione anti-sismica delle costruzioni, sia a destinazione abitativa, sia a destinazione industriale; favorire la trasformazione e la riqualificazione delle aree già urbanizzate ma dismesse o sottoutilizzate, con eventuale «delocalizzazione» degli edifici pericolosi che sorgono in zone a rischio e riconoscendo priorità di intervento alle aree ad elevato rischio idrogeologico; introdurre disposizioni che obblighino al coordinamento dei diversi piani territoriali e consentano la rapida realizzazione delle opere pubbliche ed infrastrutturali. Approfondimenti La legislazione sulla difesa del suolo (07/12/2009) Dossier pubblicati Documenti e risorse web Gli accordi di programma tra regioni e Min. dell'ambiente per il rischio idrogeologico Veneto - Deliberazione della Giunta Regionale n. 2816 del 23 novembre 2010 Friuli V.G. - Delibera di Giunta n. 121 adottata nella seduta del 27 gennaio 2011 Lazio - Delibera della Giunta n. 313/2010 Lazio - Delibera della Giunta n. 329/2010 di modifica della prec. delibera n. 313/2010 Valle d'Aosta - Delibera della Giunta n. 3534/2010 Lombardia - Deliberazione della Giunta regionale del 15 settembre 2010, n. 9/479 Toscana - Delibera della Giunta regionale n. 897 del 18/10/2010 Toscana - Allegato alla delibera n. 897/2010 Rapporti e documenti |














