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CAMERA - La PAC dopo il 2013, informazioni aggiornate al 27 gennaio 2011 PDF Stampa E-mail
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L'avvicinarsi della scadenza delle attuali prospettive finanziarie, valide fino al termine del 2013, congiuntamente al processo di revisione delle regole per la formazione e la gestione del bilancio comune (budget review), ormai in corso già dal termine del 2007, stanno determinando le condizioni per un'ampia riflessione sul futuro della politica agricola comune.

Informazioni aggiornate a giovedì, 27 gennaio 2011

Nell’ultimo triennio la filiera agro alimentare europea è stata sottoposta a tensioni assai forti che hanno al tempo stesso palesato i limiti della attuale politica agricola europea. L’avvicinarsi della scadenza delle attuali prospettive finanziarie, valide fino al termine del 2013, congiuntamente al processo di revisione delle regole per la formazione e la gestione del bilancio comune (budget review), ormai in corso già dal termine del 2007, stanno determinando le condizioni per un’ampia riflessione sul futuro della politica agricola comune. I vincoli che deriveranno dai processi di ridefinizione del prossimo quadro finanziario e delle nuove regole di bilancio, infatti, stanno aprendo la strada ad un nuovo processo di revisione della politica a sostegno del settore agricoloeuropeo, che sta inevitabilmente finendo con l’intrecciarsi con il dibattito generale sul futuro delle politiche dell’UE.

La Commissione europea ha adottato il 18 novembre 2010 una Comunicazione sul futuro della PAC intitolata "La politica agricola comune (PAC) verso il 2020 – Rispondere alle sfide future dell'alimentazione, delle risorse naturali e del territorio ". Il documento dà inizio ad una consultazione pubblica che rimarrà aperta fino alla prossima primavera e consentirà alla Commissione di elaborare proposte legislative entro l'estate 2011. La riforma della PAC entrerà in vigore il 1° gennaio 2014.
Per maturare una posizione italiana su queste tematiche appare, quindi, indispensabile un dibattito dal quale potranno emergere le risposte adeguate ad alcuni quesiti fondamentali:

Come rinnovare gli strumentidella futura PAC?

Come rafforzare i legami tra politica agraria, produzione di beni pubblici, gestione ambientale e territoriale?

Come avvicinare l’agricoltura europea al mercato internazionale, rendendola al tempo stesso competitiva e sostenibile?

Come stabilizzare i redditi in agricoltura?

Come rendere compatibili i diversi sistemi agricoli che coesistono in Europa?

Come rendere sempre più coerenti le politiche a sostegno del settore primario con quelle di sviluppo rurale?

Il punto di partenza è rappresentato dagli elementi che oggi, dopo due decenni di riforme consecutive, caratterizzano profondamente la fisionomia della PAC attuale:a) i pagamenti diretti sono diventati la componente principale del primo pilastro che ha perso la sua tradizionale caratteristica di strumento a sostegno dei mercati dei singoli prodotti con il progressivo phasing out delle misure di intervento, dei sussidi alle esportazioni e del controllo delle importazioni. Tale cambiamento ha generato un sistema assai rigido, con una scarsa capacità di contrastare gli andamenti negativi del mercato;b) il secondo pilastro (sviluppo rurale) è stato rafforzato in termini finanziari ma, allo stesso tempo, è aumentato il ventaglio di misure e di obiettivi ad esso affidati, cosicché il bilancio complessivo non è necessariamente positivo. Inoltre, il secondo pilastro resta connotato come “strumento di accompagnamento” alle misure del primo pilastro e mantiene inalterata la sua triplice composizione (corrispondente agli assi prioritari di intervento: settore, ambiente, territorio);c) la PAC cerca di conquistare nuova legittimità ponendosi come la politica che assicura la produzione di beni pubblici in Europa attraverso il sostegno al settore primario e alle aree rurali. Tuttavia, al momento sembra esserci una certa incoerenza tra la giustificazione teorica del sostegno a favore dei beni pubblici e le misure messe in atto.

 Il dibattito sulla riforma della PAC
Presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali si è tenuto, il 18 ottobre 2010, un seminario sulla riforma della Politica Agricola Comune. All’incontro hanno partecipato i rappresentanti delle Organizzazioni professionali, delle Filiere e delle Amministrazioni regionali. Nel corso del dibattito è stato presentato il documento “La discussione sul futuro della Pac quadro comunitario e interessi dell’Italia” predisposto dal Dipartimento delle politiche europee e internazionali del Mipaaf e dall’ Inea.In tale documento un capitolo apposito è dedicato alle politiche di sviluppo rurale.

La posizione delle regioni
La Conferenza delle regioni e province autonome ha approvato all’unanimità e consegnato al Parlamento europeo il documento sulla Politica agricola comunitaria post 2013. Il documento è il frutto di un lavoro effettuato con tutte le Regioni, al fine di definire una posizione comune e condivisa del sistema agricolo italiano, nell'ottica di un rafforzamento del peso dell'Italia nel negoziato sulla nuova Politica agricola comune europeaIl documento sottolinea tra le priorità: la richiesta che i pagamenti diretti vadano agli agricoltori attivi ed in virtù di ciò che si impegnano a fare e non sullo status storico; l'individuazione di nuovi strumenti di sostegno al reddito degli agricoltori, come la creazione di un fondo anticiclico in grado di intervenire nelle situazioni di crisi del settore, ma anche di nuovi strumenti assicurativi; l'ispirazione di una strategia comune a tutti i fondi erogati nel settore per migliorare le sinergie e ridurre gli attuali problemi di demarcazione; la creazione di una componente agricola ben organizzata, proseguendo e migliorando la esperienza delle Op, ma in tutte le filiere; la definizione di regole che sostituiscano quelle delle varie Ocm in graduale eliminazione; interventi tesi a favorire le esportazioni e dare garanzie ai produttori e ai consumatori europei attraverso il riconoscimento di una maggiore reciprocità commerciale; garantire migliori e più efficaci ed omogenee regole, ma anche adeguate risorse finanziarie per la realizzazione dei controlli in tutti gli Stati membri; una maggiore flessibilità e una significativa semplificazione dei processi per l'attuazione delle politiche agricole, rivedendo anche le attuali regole sull'utilizzo delle risorse finanziarie, con l'introduzione di norme di flessibilità finanziaria all'interno dei singoli Stati membri.

Le posizioni delle Istituzioni dell’UE
Le posizioni interne all’UE sul futuro della PAC ruotano attorno ad alcuni punti centrali del dibattito. Un posto di rilievo è occupato dalla questione sul futuro dei pagamenti diretti.Le Conclusioni del Consiglio del giugno 2009 (Council of the European Union, 2009a), che raccolgono il frutto delle discussioni avviate durante la presidenza francese, esprimono un giudizio positivo sulla PAC la quale ha aiutato gli agricoltori dell’UE ad adattarsi alle nuove condizioni di mercato soddisfacendo le richieste della società e promuovendo un’agricoltura sostenibile. Il Consiglio ritiene che in futuro il regime dei pagamenti diretti dovrà essere “equo, legittimo, efficace,semplice da applicare, sufficientemente flessibile, e facile da giustificare e spiegare”. Dovranno essere presi in considerazione opzioni alternative all’uso dei dati e periodi di riferimento storici attualmente usati. Dovrà, inoltre, essere preso in considerazione il ruolo dei pagamenti diretti nel sostegno al reddito e nella remunerazione per la fornitura di beni pubblici. Infine si dovrà tenere conto delle specificità di Stati membri, regioni, settori e dei giovani agricoltori.

Un altro elemento del dibattito è la semplificazione della PAC, ritenuta essenziale per rendere l’agricoltura europea più competitiva, capace di essere anche creatrice di occupazione e di essere in linea con i principi ispiratori della strategie di Lisbona. Un ulteriore elemento del dibattito è quello relativo alla necessità della stabilizzazione dei redditi in agricoltura. La volatilità dei prezzi in agricoltura e l’instabilità dei mercati comunitari ed internazionali sono elementi che giocano a sfavore della stabilità dei redditi agricoli in Europa.

Nell’obiettivo di stabilizzare i redditi è necessario trovare un equilibrio tra l’orientamento al mercato dell’agricoltura europea, lo sviluppo della competitività dei prodotti agricoli, la garanzia di una rete di sicurezza per affrontare crisi particolarmente acute di mercato, il rispetto dell’ambiente e il mantenimento delle risorse naturali, la salvaguardia dei modelli di produzione europea.

Particolare attenzione viene data alle politiche di sviluppo rurale. Nell’ambito del Consiglio agricolo del dicembre 2009 (Council of the European Union, 2009c) gli Stati membri sono stati invitati a esprimere la loro posizione in merito alle sfide future dell’agricoltura e delle aree rurali e ai cambiamenti da apportare al programma di sviluppo rurale per affrontare tali sfide. Molti Paesi hanno individuato nella “crescita verde” una sfida centrale dei prossimi anni. Sui cambiamenti da apportare le posizioni sono state più variegate, passando dalla richiesta di una riforma più strutturale, con l’abolizione della struttura incentrata sugli assi, alla revisione di specifiche misure.

La Commissione europea ha ribadito che in futuro le sfide riguarderanno la competitività, la protezione dell’ambiente e la creazione di nuovi posti di lavoro e che la politica di sviluppo rurale inserita in un quadro di politica comune è centrale per affrontare le questioni dei cambiamenti climatici, dello sviluppo sostenibile, della gestione delle risorse idriche e della biodiversità.

Nel dibattito sul futuro della PAC assume grande importanza anche la posizione espressa dal Parlamento europeo attraverso l’approvazione - l’8 luglio 2010 - della relazione di iniziativa dell’On. Lyon (Lyon, 2010). Per la prima volta, infatti, la riforma della politica agricola sarà discussa utilizzando la procedura ordinaria di codecisione (estesa al comparto agricolo solo a partiredal 1° dicembre 2009 con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona) che affida al Parlamento un potere decisionale paritario a quello del Consiglio.

 

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