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Febbraio 2009

La crisi investe le imprese italiane di ogni dimensione e con intensità non uniforme.
Unioncamere rileva nel quarto trimestre 2008 per le piccole imprese una caduta annua di produzione del 7,6% e di ordinativi del 7,3%, contro il -4,9% e il -7% per le grandi. Il saldo dei giudizi sugli ordini ISAE cade di 34 punti per le piccole e di 38 per le altre nel periodo settembre- gennaio. Nelle aspettative di occupazione il peggioramento è meno accentuato tra le piccole, per le quali il saldo delle risposte è diminuito di 11 punti, a fronte dei -16 per le medie e dei -17 per le grandi.
Il peggioramento delle condizioni per investire è un po’ meno accentuato tra le aziende di minori dimensioni, tra le quali il 65% le giudica deteriorate a dicembre rispetto a settembre, contro il 68% delle medie e il 71% delle grandi.
La produzione industriale è in caduta ovunque. In Italia: -4,3% nel 2008 sul 2007, la peggiore dal ‘91; -8,3% a dicembre rispetto a settembre. Proseguita in gennaio (-0,5% su dicembre, stime CSC), si sta rivelando la flessione più forte dal dopoguerra: finora -17,2% dal picco di dicembre 2006, contro -5,2% del 1992-93, -16,4% del 1980-83, -14,4% del 1974-75, -8,1% tra ottobre 1963 e agosto 1965. Le attese ISAE di produzione anticipano contrazioni nei prossimi mesi.
Il PMI manifatturiero, pur salito da 35,5 a 36,1 in gennaio, resta in area di riduzione (<50). Ai minimi la fiducia ISAE delle imprese: 65,5 (da 66,8).
Si attenua lievemente l’eccesso di scorte di prodotti finiti per i beni di consumo e di investimento. Ma nei giudizi delle imprese il portafogli ordini si è ulteriormente ristretto: -58 il saldo ISAE in gennaio da -54 a dicembre e –28 a settembre.
La crisi ha colpito in modo selettivo i diversi settori produttivi. La graduatoria per caduta della produzionetra settembre e dicembre vede ai primi posti i comparti dei beni di consumo durevoli e di investimento e dei semilavorati impiegati nella loro fabbricazione. Più attenuate le flessioni per i segmenti meno ciclici (farmaceutico, alimentari).
Tra i beni di consumo durevoli hanno registrato negli ultimi tre mesi del 2008 una contrazione dell’attività molto marcata gli autoveicoli (-31,3%), un po’ più attenuata l’industria del mobile (-6,0%) e gli elettrodomestici (-8,5%). Per le autovetture il rinvio delle decisioni di spesa legato alle attese di incentivi ha contribuito a frenare il mercato anche a gennaio e nella prima metà di febbraio, con conseguenti perdite di prodotto. Sull’indotto le ricadute maggiori hanno riguardato i prodotti in gomma ( 28,2%), dato il peso degli pneumatici, gli intermedi della chimica (-20,7%), i prodotti in legno esclusi i mobili (-5,2%) e i prodotti in metallo e di carpenteria metallica (-12,8%).
Per l’automotive critica è la dinamica del mercato interno: le immatricolazioni sono diminuite del 13,4% nel 2008 e il 2009 si è aperto con un calo delle vendite del 32,6% annuo in gennaio. Grazie agli incentivi si chiuderà con una flessione media del 14% (stime Promotor).
La contrazione della produzione di macchinari risente della minor propensione delle imprese a investire: in dicembre il 65,6% delle aziende ha valutato le condizioni per l’investimento peggiori rispetto a tre mesi prima. Questo giudizio è confermato dalla rilevazione ISAE sul grado di utilizzo degli impianti che nel quarto trimestre 2008 è crollato a 69,9% da 76,6% di fine 2007. Negative le prospettive per il 2009. ANIMA prevede una diminuzione della produzione nelle industrie meccaniche “varie” del 2,3%, dopo un calo dell’1% nel 2008; UCIMU stima che la produzione di macchine utensili diminuirà del 6,4%.
Il quadro appare relativamente migliore per i beni di consumo non durevoli. Abbigliamento e calzature registrano a dicembre variazioni dell’attività positive su settembre (rispettivamente +1% e +0,9%). La dinamica del settore calzaturiero viene attribuita dall’ANCI a un parziale recupero, dopo l’andamento fortemente negativo nei primi nove mesi del 2008 (-12,3% annuo per l’ISTAT). Sistema Moda Italia prevede un 2009 difficile nel tessile e abbigliamento per il forte calo degli ordini a gennaio (tra il 30% e il 60%). Tale peggioramento è dovuto al pieno dispiegarsi della crisi, che con la perdita di posti di lavoro colpisce i redditi familiari e penalizza ora anche l’acquisto di questa categoria di beni.
Ciò è confermato dalla riduzione annua in dicembre pari al 3,1% negli acquisti di prodotti di abbigliamento e calzature (-3,2% nell’intero 2008, stime Confcommercio), dopo le flessioni di ottobre (-4,2%) e novembre (-5%). Il calo di dicembre è da attribuirsi principalmente al maggior rinvio dei consumi al periodo dei saldi.
L’edilizia in Italia è in ripiegamento. Gli investimenti in costruzioni sono scesi nel 2008 del 2,3% (dopo 9 anni di ciclo espansivo) e cadranno del 6,8% nel 2009 (dati ANCE). La nuova edilizia abitativa è il settore più penalizzato: -9,2% nel 2009 dopo il -3,8% del 2008. Seguito dagli investimenti in opere pubbliche: -7,3% dal -5,1% nel 2008.
Le imprese edili denunciano mancanza di liquidità molto acuta. Tra le cause la maggiore selettività del credito e gli ulteriori ritardi dei pagamenti della P.A.. Tra i principali effetti, la marcata riduzione dell’occupazione nel settore. Un effettivo piano di rilancio delle infrastrutture è auspicabile sia per sostenere uno dei settori più esposti alla crisi sia per ridurre il grave ritardo competitivo dell’Italia.
Il fatturato immobiliare conferma il trend negativo (-3,6% nel 2008), anche se i prezzi delle case sono ancora in crescita: per gli appartamenti ubicati al centro di Milano +2% a dicembre (rispetto allo stesso mese del 2007). In Europa, Regno Unito e Spagna mostrano il calo maggiore (-5%), seguite dalla Repubblica Ceca (-3,5%) e dalla Germania (-2,7%).
Dopo anni di forte espansione basata sulla finanza e sul settore immobiliare, il Regno Unito è tra i paesi più danneggiati dalla crisi. L’indice di fiducia dei consumatori è sceso a gennaio al secondo valore più basso da quando esiste (-35), così come quello manifatturiero (-37). Il numero delle imprese insolventi è cresciuto di circa il 44% da inizio 2007. Il PIL nel quarto trimestre è diminuito dell’1,5% rispetto al precedente segnando la contrazione maggiore dal 1980. La riduzione dei tassi di interesse al minimo storico (1%, -400 punti da ottobre a febbraio), la frenata dei prezzi al consumo (3,1% a dicembre dal 5,2% a settembre), l’estrema debolezza della sterlina e i due pacchetti di stimoli messi in campo dal Governo (per complessivi 26,3 miliardi di euro) stentano a far ripartire l’economia.
In Cina le imprese reagiscono positivamente all’annuncio del piano di rilancio del Governo (452 miliardi di euro, il 14% del PIL): il PMI manifatturiero è salito da 41,2 in dicembre a 45,3 in gennaio, segnalando un inizio di inversione di tendenza. Il PIL cinese è cresciuto del 6,8% annuo nel IV trimestre 2008, il minimo degli ultimi 7 anni. City Bank stima che a tale incremento corrisponda un calo dello 0,3% sul terzo trimestre. Il leading indicator elaborato dall’OCSE a dicembre è ai minimi storici: 87,6, -2,4% su novembre e -14% su dicembre 2007; punta a un forte rallentamento nei prossimi sei mesi.
In Spagna i ritardi nel varo del pacchetto di stimolo (41 miliardi, 4,5% del PIL, che porterebbe il debito pubblico dal 40% al 47% del PIL nel 2009) incidono negativamente sulle aspettative degli operatori. Il PMI dei servizi da 32,1 in dicembre scende a 31,8 in gennaio mentre quello manifatturiero risale da 28,5 a 31,5, su livelli inferiori a quelli di ottobre (34,6). La produzione industriale è precipitata del 19,6% annuo in dicembre, il crollo più forte dal 1976.
La competitività del Giappone è minata dalla crisi. Lo yen si è fortemente apprezzato per la crescente avversione al rischio e la riduzione dei tassi di interesse esteri, che hanno annullato il carry trade. Ne risentono le esportazioni (a dicembre -35,1% annuo). Si contrae la
domanda interna per il calo dei salari reali (-2,7% annuo in dicembre) e aumenta la disoccupazione (4,4% in dicembre, 3,9% in novembre). La fiducia dei consumatori è al minimo storico (26,7 in dicembre). Soffre la produzione industriale (-9,6% mensile in dicembre, -19,9% da settembre): hi-tech e auto i settori più colpiti. L’FMI stima il PIL a -2,6% nel 2009 (-0,3% nel
2008). Con l'inflazione core stabile allo zero da novembre si teme il ritorno alla deflazione. È stato di recente approvato un secondo pacchetto di stimolo (41,5 miliardi di euro, l’1% del PIL) con aiuti diretti alle famiglie e iniezioni di liquidità alle imprese. Il primo (15,6 miliardi di euro) risale a settembre. La politica monetaria non ha più margini di manovra.
La crisi mondiale ha contagiato il Brasile bruscamente. La fiducia di imprese e famiglie e l’indice anticipatore OCSE scendono da metà 2008. Si riduce la produzione (-3,5% annuo a novembre), soprattutto di automobili (-53,8% a dicembre, -19,8% le vendite). Finisce un triennio di forte crescita del PIL: 6,8% annuo nel terzo trimestre 2008; nel 2009 rallenterà al 1,8% (FMI).
La Banca centrale ha risposto tagliando i tassi a gennaio dal 13,75% al 12,75%. L’inflazione è in diminuzione: 6,5% a dicembre 2008 dal 7,6% a luglio. La caduta delle materie prime (-47,5% annuo a dicembre, indice CSC) colpisce un settore che copre il 36,8% dell’export. Il calo delle commodity peggiora le ragioni di scambio nell’intera area con conseguenze negative per il made in Italy. Negli ultimi due anni il Mercosur è stato tra i mercati in maggior sviluppo per l’export italiano: +18,5% nel 2008, +38,8% nel 2007.
 

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Convegno Unioncamere 05.07.2010

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