| CRISI - Tremonti: capitalismo degenerato per quattro patologie |
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![]() Un'analisi del ministro dell'Economia che va letta"Non è giusto pensare che bastino gli stimoli per invertire le tendenze dominanti e dominate da una crisi che è nata e produce i suoi effetti paralizzanti nell'economia reale" La degenerazione del capitalismo si è manifestata principalmente in 4 patologie: la nuova tecnica della finanza che consente a chi raccoglie il denaro, di liberarsi dal rischio e di farlo con una tecnica per cui si vende a terzi il rischio, incorporandolo in nuovi prodotti finanziari; la possibilità di sviluppare attività economiche e finanziarie fuori dalle giurisdizioni ordinarie; uscendo dallo schema della società per azioni e utilizzando gli hedge fund e gli equity fund; spostandosi solo sul conto economico e abbandonando la base del conto patrimoniale. Nel biennio 2007-08, rileva Tremonti, ''la via che si è tentato di percorrere per uscire dalla crisi è stata principalmente la via americana. Nel biennio 2007-08 negli Stati Uniti si è fatto di tutto. E' stato applicato tutto l'arsenale della politica economica: iniezioni di liquidità, abbattimenti dei saggi di interesse, riduzioni fiscali, sospensioni di Borsa, salvataggi bancari, fallimenti bancari, piani di salvataggio bancari, azzeramento dei tassi di interesse (il capitale con rendimento zero non è solo o tanto un dato economico, è soprattutto un dato politico). Tutto questo è servito a ben poco. Non è salita la crescita economica. Per contro, è salito il debito pubblico''. La politica per il biennio 2009-10, concordata in novembre dal G20 di Washington e in aggiunta ora sviluppata dalla nuova presidenza statunitense, sottolinea il ministro, ''è una variante su questo schema. Una variante quantitativa (almeno altri 800 miliardi di interventi e di debito pubblico in piu'). Una variante qualitativa (l'aggiunta di forti politiche keynesiane di pubblica domanda e di investimento pubblico). In più, vi è la forza simbolica e perciò politica del nuovo presidente. L'ottimismo della volontà ci spinge in questa direzione. In considerazione più della forza simbolica del nuovo presidente che della forza economica del piano''. Il pessimismo della ragione, continua Tremonti, ''ci impone tuttavia di avanzare una ipotesi di soluzione alternativa, ispirata da una forma di 'pensiero laterale'. Una 'uscita di sicurezza?'. E' piu' o meno come essere dentro un videogame. Quando sei in un videogame, ti trovi davanti un mostro: affronti il mostro, lo sconfiggi e passi al livello successivo. Ma, dopo la vittoria, proprio quando stai cercando di rilassarti, arriva un altro mostro, piu' grande del precedente''. Oggi, osserva il ministro dell'Economia, ''ci sono sette mostri: il primo mostro era la crisi dei subprime, ed è stato gestito; il secondo era il collasso del mercato del credito; il terzo era la bancarotta delle maggiori istituzioni bancarie; il quarto era il collasso delle Borse. Ora, nascosti dietro l'angolo, ci sono il quinto mostro (le carte di credito), il sesto (le possibili bancarotte di società, prodotte dalle difficoltà di classamento dei loro corporate bond) e il settimo: i derivati, simbolo della finanza deviata. I derivati nel loro crescente importo sono 12,5 volte il Pil del pianeta. L'importo netto e' stimato inferiore, tra i 50 e i 25 trilioni di dollari (il Piano Obama e' atteso per meno di 1 trilione!). E tuttavia, lordo o netto che sia l'importo, quello generato dai derivati è un diffuso, indecifrabile, pervasivo rischio di controparte, tale da configurare quello che si definisce come rischio incalcolabile''. In un comune videogame, quando si è stanchi, sottolinea Tremonti, ''si puo' semplicemente spegnere. Ma in questo gioco, in questo gioco reale, ciò non è possibile. Che fare? Se hai un infarto curi il cuore e non le gambe. Se la crisi ha origine nella finanza, non la curi dalla parte sbagliata, con gli stimoli (sic!) applicati dal lato dell'economia reale. E' certo giusto agire sulle strutture sociali ed economiche, per cercare di assicurarne la tenuta. Ma forse non è giusto pensare che bastino gli stimoli per invertire le tendenze dominanti e dominate da una crisi che è nata e produce i suoi effetti paralizzanti nell'altra parte dell'economia. E cioè non nell'economia reale, ma appunto nella finanza''. |














