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L’indagine sulle PMI di Fondazione per la Sussidiarietà

La crisi cambia le carte in tavola e conduce le imprese (anche quelle piccole) a sperimentare nuovi modi di essere competitivi. Questo è quanto emerge dal Rapporto Annuale curato dalla Fondazione per la Sussidiarietà, edito da Mondadori.

Come aiutare le imprese a ripartire?
Dai risultati condotti su un campione di 1.600 imprese è emerso che l’eccessiva burocrazia è il nemico numero uno della competitività e dello sviluppo delle imprese italiane. Ma c’è anche un altro nemico, più subdolo della burocrazia: la massimizzazione del profitto nel breve periodo. Come aiutare le piccole e le medie imprese italiane a non cadere nella rete di questo nemico insidioso? Ripristinando relazioni stabili con il territorio in cui l’impresa opera e  restituendo ad esso in termini di profitto e occupazione.
Il rapporto con i dipendenti, infatti,  è determinante per questo mondo, tanto che una maggioranza (sempre più forte a Nordest e Centro che a Nordovest) ritiene che la valorizzazione delle risorse umane migliori il profitto e debba essere sostenuta dall’impresa. La stessa cosa accade sia con i fornitori che con i clienti vengono ritenuti un "patrimonio" fondamentale per l’impresa. Un asset da coltivare, soprattutto prezioso, a quanto dicono le risposte, nelle medie aziende. E, almeno nelle intenzioni della maggioranza degli imprenditori, c’è una volontà di mettere insieme le forze sia per promuovere la ricerca che l’internazionalizzazione che la tutela degli interessi presso le istituzioni pubbliche.

Le 1600 aziende censite da un gruppo di professori universitari coordinati da Carlo Lauro (Università di Napoli), sono piccole, ma non piccolissime (vanno dai 15 dipendenti in su) distribuite tra Nordest (36%) Nordovest (36%) Centro (18%) e Sud e Isole (14,5%). Risultano guidate da imprenditori-manager più giovani di quanto ci si possa aspettare (il 62% ha tra i 30 e i 50 anni) e che, per quasi la metà, sono ancora alla prima generazione (un terzo è già alla seconda). Sono per lo più aziende solide, abituate a stare sul mercato, (l’84% ha più di dieci anni di vita), ormai internazionalizzate (metà di queste esportano e un quinto produce all’estero).

Cosa chiedono le PMI?
Un mercato più aperto e con maggiore possibilità di accesso, una contrattazione salariale decentrata, una maggiore semplificazione amministrativa e un rapporto di collaborazione con fornitori e clienti come snodo per la conoscenza del mercato e la crescita dell’azienda.
Il dinamismo delle PMI sta nella fiducia che i piccoli imprenditori ripongono nelle capacità delle risorse umane e nel rapporto costante con i propri fornitori. Proprio questi ‘valori’ potrebbero essere un vantaggio competitivo per uscire dalla crisi e un modo per reinventare nuovi modelli economici, basati su differenti parametri.

 

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